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Linkra Concorezzo: sindacati “a rischio 120 dipendenti”

10 Marzo 2013

linkraSi aggrava la crisi della Linkra-Compel che ad oggi fra gli stabilimenti di Concorezzo e Cornate d’Adda dà lavoro a 560 persone. Mercoledì scorso in un incontro fra azienda e sindacati, i vertici aziendali hanno confermato la volontà di esternalizzare alcuni organi fondamentali dell’azienda, tra cui il cuore pulsante: il settore ricerca e sviluppo. Fra due mesi l’azienda presenterà il nuovo piano industriale.

Ma la situazione potrebbe anche essere peggiore. Non traspare infatti ottimismo dalle parole dei sindacalisti: potrebbe infatti aumentare il numero di esuberi previsti. La crisi ha ridotto le quote di mercato dell’azienda brianzola e ora a provare la non confortante esperienza della cassa integrazione saranno anche gli addetti del settore ricerca e sviluppo dell’azienda: sembra infatti una decisione non troppo remota l’esternalizzazione di questo comparto aziendale.

“L’azienda non ha mai dato una comunicazione ufficiale di esuberi ma ad agosto scadrà la cassa integrazione per i lavoratori Compel di Cornate e a novembre per i dipendenti Linkra di Concorezzo e Omate. Il continuo calo degli ordinativi ha messo in grossa difficoltà la liquidità dell’azienda e di conseguenza il rischio per i dipendenti è alto. Gli esuberi potrebbero essere anche 120”.

Nel novembre 2010 era partita la cassa integrazione straordinaria per 150 dipendenti del gruppo: una cassa di due anni con incentivi all’esodo prolungata fino alla fine del 2013, ma che ora non sembra più essere una soluzione percorribile, almeno per i vertici. Tutte e tre le sedi risentono della crisi: dal comparto ponti radio di Concorezzo, a quello dedicato alla difesa di Omate alle interconnessioni e al fotovoltaico di Cornate.

“Ciò che più preoccupa maggiormente sono le decisioni sul settore ricerca e sviluppo – continua Castagnoli – ora circa 50 dipendenti del gruppo che lavorano in questo comparto saranno in cassa a zero ore per tutto marzo. Una prospettiva non edificante per il futuro, dove fra le ipotesi paventate c’è anche la possibilità non troppo remota di portare all’esterno la ricerca: senza una branca fondamentale come questa come potrà l’azienda risollevarsi dalla crisi?”

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