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Pene più severe contro il reato di falsificazione per difendere l’euro

12 Febbraio 2013

La Commissione europea si è mossa in difesa dell’euro, elaborando una direttiva per la riforma del diritto penale riguardante la falsificazione della valuta europea e lo sviluppo di una migliore cooperazione tra le autorità giudiziarie. Per combattere l’azione della criminalità organizzata e difendere la credibilità pubblica della moneta unica, la recente proposta prevede pene più severe per i colpevoli, analisi immediate dei falsi sequestrati e un rafforzamento dei controlli transfrontalieri.

La circolazione dell’euro, seconda moneta al mondo per importanza dopo il dollaro, è stimata raggiungere a livello globale 913 miliardi in banconote e 16 miliardi in monete metalliche. Dall’entrata in vigore della moneta unica nel 2002, la falsificazione dell’euro ha provocato un danno finanziario pari a 500 milioni di euro. Negli ultimi dieci anni sono state sequestrate ingenti quantità di euro falsificati e diverse stamperie e zecche illegali sono state scoperte e smantellate: nel solo secondo trimestre del 2012 ben 280 000 banconote falsificate di euro sono state ritirate dalla circolazione. Stando ai più recenti dati elaborati dalla Banca centrale europea, è all’interno degli Stati membri che avviene la quasi totalità dei reati di falsificazione: il 97,5% della produzione illegale di euro si è svolta nella zona euro, mentre appena il 2,5% è stato registrato all’esterno della UEM.

Gli sviluppi del fenomeno criminale dimostrano chiaramente l’insufficienza della normativa attualmente in vigore e la necessità di un maggiore sforzo congiunto a livello europeo a garanzia della protezione e della credibilità dell’utilizzo dell’euro, tanto per i cittadini che per le imprese. Per questo la Commissione ha dato vita a una collaborazione tra la Vicepresidente e Commissaria per la Giustizia, Viviane Reding, il Commissario per la Fiscalità e l’Unione doganale, l’audit interno e la lotta antifrode, Algirdas Šemeta, e il Vicepresidente e Commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, che ha portato all’elaborazione di una nuova direttiva in merito.

La proposta prevede l’introduzione di una pena minima di almeno sei mesi di reclusione per i reati più gravi di produzione e distribuzione di valuta falsificata, fino ad una sanzione detentiva massima di otto anni. La direttiva imporrà inoltre agli Stati membri di utilizzare strumenti di investigazione efficaci per l’identificazione dei casi di falsificazione, equivalenti a quelli già utilizzati per la lotta al crimine organizzato e contro altri tipi di reati gravi. Saranno inoltre rafforzate le indagini transfrontaliere e l’analisi dei falsi sequestrati verrà resa possibile anche durante il corso dei procedimenti giudiziari, rendendo la lotta alla contraffazione più rapida ed efficace.

Il Commissario Šemeta ha dichiarato in proposito: “L’euro è tra i beni più preziosi dell’Unione europea. Dobbiamo lottare insieme per proteggerlo: nessun’altro lo farà al nostro posto. Una moneta comune di 17 paesi e 330 milioni di persone è un obiettivo allettante per i criminali. Dobbiamo fare in modo che il crimine non paghi. Con un approccio più armonizzato in materia di sanzioni ed una migliore cooperazione transfrontaliera potremo lottare con forza contro la falsificazione monetaria.”

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