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In Italia: consumo di suolo in aumento

17 Febbraio 2013

In Italia si consuma sempre più suolo. Lo rivela un’indagine del Centro Comune di Ricerca della Commissione europea, secondo la quale il consumo di suolo, che nel 1956 cresceva in media del 2,8%, è arrivato a crescere del 6,9% nel 2010. Il momento di massima espansione si è raggiunto negli anni ’90 con addirittura 10m2 al secondo per poi passare a una media di 7 negli anni duemila. Il processo di cementificazione ha inesorabilmente invaso il territorio italiano, sconvolgendone l’aspetto e provocando l’insorgere di problematiche ambientali.

L’indagine del Centro Comune di Ricerca, basato a Ispra, studia i valori relativi alla quota di superficie “consumata” prendendo in considerazione le aree edificate, le coperture artificiali del suolo (es. cantieri, discariche e cave), le aree impermeabilizzate ed escludendo dall’analisi le aree urbane non impermeabilizzate e non coperte da cemento. Dai risultati ottenuti si osserva il drammatico cambiamento subito dal nostro paese negli ultimi anni: dagli 8 mila km2 di suolo consumato all’anno nel 1956, si passa ai 20 mila km2 nel 2010. In altre parole, ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma delle superfici di Milano e Firenze.

Anche se dal 1956 il consumo di suolo per cittadino risulta raddoppiato, passando dai 170m2 ai 340m2 nel 2010, questo aumento vertiginoso non può essere giustificato come risposta alla crescita demografica. Secondo un precedente rapporto presentato dalla Commissione europea “Overview on best practices for limiting soil sealing and mitigating its effects”, pubblicato nel 2011, il consumo di suolo per cittadino in Europa è aumentato del 15% tra il 1990 e il 2006 a causa di processi di impermeabilizzazione. Le tecniche utilizzate per rendere il suolo impermeabile hanno avuto un notevole impatto sul terreno, riducendo l’assorbimento della pioggia e l’evapotraspirazione, con una serie di effetti sul ciclo idrologico e sul microclima. Inoltre, la cementificazione delle aree agricole crea problemi per l’approvvigionamento alimentare e compromette la capacità di produzione agricola.

Sebbene il suolo sia la base degli insediamenti umani, fornisca materie prime e rappresenti il 90% della fonte per la produzione di alimenti, carburanti e mangimi per il bestiame, la sua condizione di degrado è stata sottovalutata così come la sua condizione di “risorsa finita”. Per questo l’Europa, essendo tra i continenti con la più alta percentuale di suolo utilizzata per insediamenti abitativi, infrastrutture e sistemi di produzione, ha dato vita a una prospettiva di gestione a lungo termine all’interno del Settimo Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico (2007-2013) che finanzia azioni di ricerca per la protezione del territorio. In questo quadro la Commissione europea ha proposto una Strategia tematica per la protezione del suolo che stabilisce il rispetto da parte degli Stati membri di obiettivi comuni e una gestione integrata in modo da prevenirne il degrado. Per preservarne le capacità ecologiche, economiche e sociali gli Stati devono adattare le loro azioni nel rispetto del quadro legislativo comunitario garantendo un utilizzo del sostenibile suolo, limitandone impermeabilizzazione e recuperando le aree degradate.

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