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“Orco” di Vimercate non c’era obbligo di verifica

13 Febbraio 2013

bambini-giocoC’è ancora incredulità fra i genitori dei bambini della scuola dove lavorava il bidello-orco di Vimercate. Tutti si chiedono come è possibile che un uomo condannato nel 1971 per reati sessuali nei confronti di una minore, possa aver lavorato per 8 anni in una scuola. La norma sull’autocertificazione sembra però scagionare la dirigenza scolastica.

Il sessantacinquenne al momento della sua assunzione nella scuola elementare vimercatese, aveva prodotto un’autocertificazione falsa dove dichiarava di avere la fedina penale immacolata. Un reato per cui ora è stato accusato, oltre alla violenza sessuale, ma che nasconde forse un’assenza di controlli da parte di chi otto anni fa avrebbe potuto verificare quanto dichiarato.

“Nel momento dell’assunzione il lavoratore deve produrre un’autocertificazione che è diritto della dirigenza verificare, sia per quanto riguarda le esperienze lavorative precedenti, sia per le pendenze penali – afferma Mirco Scaccabarozzi, della Cisl scuola Monza e Brianza – I controlli dovrebbero essere più capillari soprattutto in casi dove l’assunto è a contatto con minori, ma non sono comunque un obbligo, ma un diritto”.

A far scattare l’allarme il 25 gennaio scorso, era stata una bambina di 9 anni: confidandosi con la maestra, aveva parlato delle particolari attenzioni da parte del bidello nei suoi confronti e nei confronti della sua amica. Storia ritenuta subito credibile e riferita alla dirigente scolastica, che a sua volta ha allertato i Carabinieri di Vimercate. In pochissimi giorni gli uomini del Norm hanno messo delle telecamere nascoste nei bagni, luogo dei soprusi e sorvegliato 24 ore su 24. In una settimana altre quattro ragazzine hanno subito dei palpeggiamenti dall’uomo, tanto da spingere le forze dell’ordine lunedì 4 ad intervenire e ad arrestare in flagranza di reato l’operatore scolastico di origini sarde.

La norma sull’autocertificazione (D.P.R. 28 dicembre 2000 n° 445) parla di verifica a campione su tutte le autocertificazioni presenti. L’obbligo di verifica scatta solo quando sorgono dei fondati dubbi sulla veridicità di quanto scritto. Il documento presentato dall'”orco” è stato quindi ritenuto credibile dalla precedente direzione scolastica e su di esso non è stata fatta nessuna verifica a campione. Una falla in una normativa che snellisce le procedure amministrative ma che dovrebbe garantire più sicurezza soprattutto quando ci sono di mezzo dei minori.

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