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Si scrive crisi ma si legge opportunità. Intervista a Elisa Paci

20 Gennaio 2013

vetreria-paci-sede-via-messina-seregnoUn’azienda nata negli anni sessanta per volontà del nonno, Ugo Paci, capofamiglia con lungimiranza tutta brianzola, che fondò quella Vetreria Fratelli Paci in grado di affermarsi e di diventare un Gruppo di riferimento nazionale ed internazionale nel settore vetro. Due le sezioni d’attività: industriale e artistica, a cui si somma la Italvetrine, azienda che dal 1972 si occupa di arredamenti per negozi. Ad aprirci le porte dello storico gruppo con base a Seregno è Elisa Paci, classe 1974, responsabile finanziaria e imprenditrice di terza generazione.

Quanti siete e qual è l’età media dei vostri dipendenti?

I dipendenti sono circa 70 in Vetreria Paci e 15 in ItalVetrine. Come età media possiamo dire che il 40% è sopra i 45 anni, mentre la restante parte è sotto i 40 anni. Questo perché molti dei dipendenti attuali sono i figli degli stessi dipendenti che lavoravano presso di noi.

Un fatto piuttosto curioso e che credo denoti un certo attaccamento all’azienda da parte dei dipendenti, che trasmettono di padre in figlio l’appartenenza societaria. Come lo spieghi?

Con l’atteggiamento sempre etico mantenuto nei confronti del dipendente. Mio nonno aiutò molti di loro a mettere su casa e si è sempre prodigato per soddisfare ogni bisogno.

vetreria-paci-seregno-titolari 1Come vive un’impresa famigliare questo momento di difficile congiuntura economica?

Per me è una grande opportunità. Durante i periodi di benessere il figlio dell’imprenditore brianzolo tende a “sedersi in poltrona”. Ora, invece, è tempo di rimboccarsi le maniche e cercare di portare del valore aggiunto alla propria azienda. Le innovazioni migliori nella storia sono sempre state dettate da forti bisogni o periodi di difficoltà/cambiamento.

Tre definizioni per il mondo del lavoro brianzolo

Spaventato dalle novità, Grandi lavoratori, Ottima manualità.

Quali consigli daresti a un giovane che decidesse di intraprendere una carriera imprenditoriale, oggi, in Brianza?

Consiglierei loro di puntare su creatività e internazionalizzazione. Le opportunità ci sono e con una start-up, oggi, si può andare incontro alle esigenze del mercato, modulando la propria attività con maggiore agilità rispetto a un’azienda famigliare con strutture e macchinari rodati, ma difficilmente modificabili.

Se, fantasticando, qualcuno vi proponesse di “staccare” fisicamente la vostra azienda dal territorio brianzolo per collocarvi altrove, lo fareste? E, se sì, dove vorreste “approdare” e perché?

La risposta è sì e ci sono già dei progetti in merito. Anche se resterei legata alla Brianza perché ci sono delle capacità non replicabili in altri posti, figure professionali che per attitudini tecniche, manuali e di lavorazione non troverei in altri lidi. Dove guardare? In Qatar e in Brasile, due mercati in crescita e che nel nostro settore garantiscono ottime opportunità.

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