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Giorno della Memoria, emozione e “lacrime di resina” per ricordare la prigionia

29 Gennaio 2013

“Ogni essere umano è un seme di luce che richiede un terreno fertile per poter germogliare e fiorire. La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall’albero ferito. Quelle gocce non scappano, non scivolano via come l’acqua, non abbandonano l’albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita”.

Con queste parole, Luca Pittella, studente del Liceo Majorana di Desio, apre e chiude un saggio scritto di suo pugno, dopo aver letto “Se questo è un uomo”, di Primo Levi. Toccanti, profonde, efficaci parole, le sue, capaci di dare un senso ancora più grande alla giornata della memoria, celebrata ieri mattina presso le sale della Prefettura di Monza e Brianza, in via Casati, dove sono state consegnate le medaglie al valore ai deportati nei campi di concentramento.

Il Prefetto, Giovanna Vilasi, alla presenza delle maggiori cariche istituzionali e militari di tutta la Brianza, ha conferito le medaglie d’onore alla memoria, designate dal XIV° decreto del  Presidente della Repubblica, a sette cittadini della provincia di Monza e della Brianza.

“Ogni anno ricordiamo il destino terribile toccato a migliaia di cittadini – ha dichiarato il Prefetto – ricordare il loro sacrificio, è un doveroso omaggio di particolare significato perché rappresenta una concreta testimonianza di attenzione e di coscienza verso il nostro passato”.

Presenti in sala, insieme ai parenti delle vittime della deportazione, alle istituzioni, anche gli studenti del Liceo Majorana di Desio, la cui presenza è, per la Prefettura, cara e necessaria per la crescita di un paese migliore. “Ogni anno, ogni manifestazione fatta per la memoria, non è abbastanza – ha detto il Presidente della Provincia Dario Allevi – per onorare le atrocità accadute a centinaia di uomini e donne in tutto il Paese”.

Al termine degli interventi, il Prefetto ed i sindaci dei comuni di residenza degli insigniti, hanno consegnato loro le medaglie, con relativa motivazione:  

Fazio Claudio, classe 1918, arruolato volontario nell’esercito, venne catturato dai tedeschi nel ’43 ed internato a Leopoli, Wietzendorf  Oflag 83, fino al 1945. I familiari ricordano che a volte raccontava loro delle sofferenze subite a causa delle privazioni del cibo, del freddo patito e del  terribile viaggio di trasferimento in “carro bestiame” nel campo di concentramento.

Ambrogio Goi, classe 1902, arruolato nei carabinieri, fu catturato nel 43 e rimase prigioniero in Austria, nel campo di concentramento Lager K25 di Liesing, fino al ’45. Di quei 2 anni i figli ricordano i pacchi di viveri che la mamma cercava di inviare e la preghiera che faceva loro recitare la sera.

Salvatore Perego, classe 1917, chiamato alle armi nel 1938, nel ‘43 venne fatto prigioniero dai tedeschi e internato in Germania in uno dei numerosi sottocampi di concentramento del Lager di Buchenwaldo: Rothenenburg/Saale. Venne rimpatriato dalla prigionia nell’agosto del 45. Ricevette il Distintivo d’Onore per i Patrioti Volontari della Libertà che il Ministero della Difesa riconosce ed assegna a coloro che sono stati deportati nei Lager dopo l’armistizio, per essersi rifiutati di servire i tedeschi e la Repubblica di Salò.

Giovanni Tanzi, classe 1921, durante il servizio militare fu fatto prigioniero in Grecia, nel 1943, ed internato in Germania nel campo– Lepoli, Wietzendorf Oflag 83  fino al 1945. Tra gli altri ricordi raccontava spesso che per sabotare alcuni aerei tedeschi, veniva inserito dello zucchero nel motore in modo da provocarne il blocco.

Pietro Matteo Teodori, classe 1924, ha prestato servizio all’ 8^ Reggimento bersaglieri, fu fatto prigioniero in Germania – Essen  dal 1943 al 1945. I familiari ricordano che al momento della cattura pesava 90 kg e al suo ritorno appena 38 kg.

Martino Verderio, classe 1919, fu catturato in Grecia nel ’43 e inviato a Norimberga fino al ’45. Al suo rientro pesava appena 40 kg.

Ercole Villa, classe 1913, fu fatto prigioniero dai tedeschi mentre era inquadrato nel 383^ Reggimento Fanteria distaccato presso il Presidio Militare di Tirana. Dei campi di concentramento in Germania  – Bremenword  e Berger Belsen, dal 1943 al 1945, ricorda la vita trascorsa come schiavo e non come prigioniero.

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