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I ragazzi del Mapelli sul cyber bullismo e cyber stalking

14 Gennaio 2013

giovaniUna fotografia scattata rubando un momento privato tra adolescenti, la sua diffusione tra un gruppo di amici che prende di mira il protagonista dello scatto, la condivisione su Facebook e gli insulti sulla pubblica piazza virtuale. Carolina, novarese di 14 anni, non ha retto l’umiliazione e si é uccisa.

Di questo ed altri analoghi episodi di “cyber bullismo e cyber stalking”, si é parlato ieri mattina nell’aula magna dell’istituto Mapelli di Monza, dove gli studenti di terza superiore hanno concluso con un tema, un percorso di incontri partito lo scorso anno proprio sul bullismo e lo stalking via internet, organizzato dall’Associazione Vittime del Dovere e proposto alle scuole.

“Oggi avrete a disposizione tre tracce con cui dire la vostra sul bullismo – ha spiegato agli allievi del Mapelli Emanuela Piantadosi, presidente delle Vittime del Dovere – purtroppo ci sono stati episodi sconvolgenti in queste settimane, sui quali vale la pena riflettere”. I ragazzi, assistiti e coordinati dalle professoresse del Mapelli e dalla psicologa dell’associazione, Roberta Spiniello, hanno avuto a disposizione due ore per i loro componimenti, redatti in forma anonima del tutto anonima, che fanno seguito ad un video presentato nella mattinata, lavoro degli stessi studenti, preparato come finale della loro partecipazione agli incontri, iniziati nella primavera del 2012.

Li abbiamo ascoltati in diretta, per capire come vivano i fenomeni di bullismo e cyber bullismo, alla base di fatti drammatici come quello della piccola Carolina che, sbeffeggiata dal “branco” e poi su internet, si è tolta la vita “lei e il fidanzato si erano lasciati, e benché ognuno prenda la fine di una storia a modo suo – dichiara Alessandra, 16 anni – non c’è giustificazione per le foto che le hanno fatto e messo poi in internet. Ognuno è libero di fare quello che vuole della sua vita”. Per Federica, la scomparsa di Carolina é una responsabilità collettiva “Lei non ha avuto la forza di manifestare il suo dolore agli altri – dice la 16enne – chi la conosceva bene non ha capito. Si prende in giro per invidia, e non è sbagliato smettere di amare una persona per amarne un’altra.  Chi prende in giro è il vero debole”.

La forza per sconfiggere il bullismo, secondo un altro studente, è fare squadra “le vittime sono sempre le persone caratterialmente più deboli e sconfiggere i bulli non è solo un problema dell’adolescenza ma un problema della vita – spiega Pasquale – in qualsiasi ambiente c’è chi tende a schiacciarci, per apparire meglio di noi, quindi avere una forte personalità ti avvantaggia, in tutto quello che fai. Mettere la propria forza al servizio dei più deboli è una soluzione, proteggersi a vicenda è importante, perché un giorno posso aver bisogno io è un giorno una mia compagna”. Lavorare con i ragazzi, spiegare loro cosa si scatena nella psiche di chi viene preso di mira, è per la scuola un ottimo punto di partenza per educarli a comportamenti corretti, che dovrebbe sempre essere spunto anche da seguire in famiglia.

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