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La Commissione propone norme moderne sull’insolvenza

30 Dicembre 2012

Con la consultazione pubblica sulla modernizzazione delle norme dell’UE sull’insolvenza, avviata il 30 marzo 2012, la Commissione ha invitato piccole e grandi imprese, lavoratori autonomi, professionisti nel settore del diritto fallimentare, autorità giudiziarie e pubbliche, creditori e accademici a condividere le loro esperienze in materia d’insolvenza transfrontaliera.

In un’economia moderna e dinamica le situazioni d’insolvenza possono essere considerate fisiologiche: basti considerare che circa la metà delle imprese ha in media una durata di vita inferiore a cinque anni e un quarto delle 200 000 imprese che falliscono ogni anno nell’UE presenta un elemento transfrontaliero. Allo stesso tempo però i fatti dimostrano che gli imprenditori che hanno affrontato un fallimento imparano dai loro errori e, tendenzialmente, la seconda volta hanno più successo. Infatti, il 18% di quelli che hanno fallito al loro primo tentativo successivamente proseguono l’attività con buoni risultati. È quindi fondamentale la presenza di leggi moderne e procedure efficienti che aiutino e diano una “seconda opportunità” a quelle imprese in difficoltà ma con basi economiche sufficientemente robuste.

 

Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria europea per la Giustizia, ha dichiarato: “Le imprese sono indispensabili per generare prosperità e occupazione, ma crearle – e mantenerle redditizie – è difficile, specie nell’odierno clima economico. Le norme europee vigenti devono essere aggiornate se vogliamo che per le imprese solide, ma in difficoltà finanziarie, sia più facile resistere piuttosto che essere liquidate. Ogni anno sono 1,7 milioni i posti di lavoro che vanno persi in fallimenti: vogliamo dare alle società e ai loro dipendenti una seconda opportunità”.

 

Antonio Tajani, Vicepresidente e Commissario per le Imprese e l’Industria ha aggiunto: “Gli studi mostrano che le imprese che devono cominciare da zero una seconda volta ottengono risultati migliori e sopravvivono più a lungo rispetto alla media delle start-up; hanno una crescita più rapida e creano un maggior numero di posti di lavoro. Un insuccesso dell’impresa non dovrebbe quindi essere considerato una “sentenza di condanna a vita” che impedisce qualunque attività imprenditoriale, ma dovrebbe essere piuttosto visto come un’opportunità per imparare e migliorare – un’impostazione oggi già pienamente accetta nel campo della ricerca scientifica come base per il progresso.”

 

La nuova proposta presentata dalla Commissione europea si propone quindi di modernizzare le regole sull’insolvenza transfrontaliera spostando l’attenzione verso una nuova impostazione che aiuti le imprese a superare le difficoltà finanziarie e proteggendo il diritto dei creditori a recuperare il loro denaro. L’obiettivo è quello di promuovere una “cultura europea del risanamento e della ripresa” attraverso maggiore efficienza ed efficacia delle procedure transfrontaliere che riguardano ogni anno 50 000 società in tutta l’UE.

 

La revisione del regolamento UE si propone di modificare le norme vigenti in modo da sostenere la ristrutturazione delle imprese in difficoltà e creare un clima proficuo per le aziende, nonostante l’attuale crisi economica. Essa prevede l’adattamento del regolamento sulla base degli sviluppi intervenuti nei diritti fallimentari nazionali, con particolare attenzione alle aziende fortemente indebitate, aumentando la probabilità di recupero del denaro, che altrimenti rischierebbe di essere disperso in una liquidazione.

 

La modifica garantirà maggiore certezza giuridica chiarendo le norme che determinano la competenza giurisdizionale e garantendo la collaborazione tra i giudici dei vari Stati membri, i quali avranno l’obbligo di pubblicare le decisioni più importanti, migliorando di conseguenza l’informazione verso i creditori. Infine, nei casi di fallimento non fraudolenti verrà dato un termine per la remissione del debito e delle restrizioni legali che ne derivano in modo da dare una seconda possibilità all’attività imprenditoriale.

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