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Fondazione AVSI: due serate speciali al Teatro Manzoni di Monza

9 Dicembre 2012

Job-Spettacolo-Manzoni2012Due serate speciali per AVSI in programma martedì 11 e mercoledì 12 dicembre alle ore 21.00 nella Sala Teatrale del Teatro Manzoni di Monza. In scena “JOB o la tortura dagli amici”, uno spettacolo che si incentra sul senso della vita, la cui ipotesi di concezione si ricava essenzialmente dalla posizione che si assume di fronte al dolore e più di ogni altro dolore, di fronte alla morte.

Giobbe, il protagonista, si trova costretto a scegliere fra la contraddizione rispetto alla sua condizione di infermità e fra la necessità della presenza di ciò di cui si sente l’assenza: la Gioia.

Il sipario si apre su una stanza d’ospedale. Da un ventilatore acceso esce una voce: è quella di Dio. Un secco monologo – la voce registrata appartiene all’attore Sandro Lombardi – poi da una radio gracchiante entra in campo il diavolo. Il dialogo è serrato. Sono i primi due quadri di “Job o la tortura dagli amici”, del francese Fabrice Hadjadj, messo in scena da Andrea Carabelli. Protagonista nei panni di Giobbe, Matteo Bonanni.

Ed ecco sfilare sul palcoscenico: la moglie, il fratello, l’amico, il padre confessore, tutti interpretati da Carabelli. Da quel momento inizia la tortura, che fa da sottotitolo. Unica componente femminile – la cantante lirica Dina Perekodko – è l’infermiera che intona le canzoni nostalgiche di Dalida e invita Giobbe verso un ipotetico Eden. Tutti lo amano, ognuno cerca di trovare una “soluzione” al dolore: l’eutanasia, il cinismo… E in questa ansia di soluzione il rapporto con Giobbe è impossibile, anche fisicamente. Un’anta d’armadio, il bidone della spazzatura, il vaso di fiori, impediscono il contatto. Lo amano, ma non riescono ad abbracciare la sua condizione. Alla fine, superata l’ultima tentazione di compiacersi del proprio dolore nel dialogo con il diavolo che ha la voce di un bambino, Giobbe può attendere quella Gioia che in tutto lo spettacolo è come sottesa. Desiderata.
«In questa enorme nausea sull’altalena del terrore, o Gioia, ti attendo».

AVSI, nella condivisione del bisogno, aiuta a scoprire che dentro alla propria condizione c’è la possibilità di essere felici.

NOTE DI REGIA di Andrea Maria Carabelli

«Un senso della vita, una ipotesi di concezione di essa la si ricava essenzialmente dalla posizione che si assume di fronte al dolore e più di ogni altro dolore di fronte alla morte. Giobbe è costretto a riflettere sul senso della vita proprio perché si trova in una condizione di dolore: fisico, mentale e spirituale.
Osserva dalla finestra la bellezza del creato così magnificente ora che è primavera; da qui la domanda anzi il grido con cui manifesta la terribile contraddizione rispetto alla sua condizione di infermità.
Dal prologo iniziale tra Dio e il diavolo scaturiscono tutti i dialoghi di Giobbe con le persone a lui più care. Dopo aver fallito mettendogli contro i nemici ed ogni sorta di avversità, il diavolo prova ora l’ultima carta, mettergli contro gli amici. Che cosa significa metterglieli contro? Se sono amici è perché vogliono bene a Giobbe. Ma a lui che vorrebbe solo una mano da stringere per accompagnarlo in questo supplizio, propongono una soluzione che tentativamente sistemi, anestetizzi o dimentichi il dolore. Ognuno dei personaggi rappresenta dunque non solo una persona cara a Giobbe ma anche una concezione di vita, una “soluzione” che impedisce proprio il rapporto con il malato. Ogni personaggio che segue rappresenta un passo in più rispetto al precedente, anzi sembra generarsi dallo sviluppo del dialogo appena trascorso. Da qui l’idea di farle rappresentare tutte da un solo attore: queste posizioni sono tentazioni di ogni uomo. Le posizioni umane dunque sono sempre più serie, fino ad arrivare all’ultimo, il padre confessore, disposto realmente a dialogare con lui e pronto a dargli i consigli più veri e sinceri. Ma anche lui, per un amaro destino di circostanze cederà e si allontanerà.
Eppure l’ultimo monologo non è un soliloquio di chi rimane da solo di fronte al Mistero, ma un dialogo con la Gioia di cui si è sentita la presenza per tutto il dramma e che ora finalmente si può nominare. Dalla contraddizione alla constatazione, dall’assurdo all’amore.»

AVSI

La Fondazione AVSI è una organizzazione non governativa, ONLUS, nata nel 1972 e impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo in 37 paesi del mondo di Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia. La missione di AVSI è promuovere la dignità della persona attraverso attività di cooperazione allo sviluppo con particolare attenzione all’educazione, nel solco dell’insegnamento della Dottrina Sociale Cattolica.

Informazioni e biglietteria:

Posto Unico per tutti i settori, biglietto Intero € 15,00, biglietto Ridotto under 25 anni € 10,00.

BIGLIETTERIA Teatro Manzoni, via A. Manzoni 23, Monza: da martedì a sabato 10.30-13.00 e 15.00-18.00.

Per informazioni: tel. 039 386500 oppure www.teatromanzonimonza.it (I biglietti interi sono acquistabili anche on-line)

Fonte (e foto) Ufficio Stampa Teatro Manzoni

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