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Vantaggi del mercato interno dell’energia per i consumatori

27 Novembre 2012

In tutt’Europa si rimette in marcia il riscaldamento per difendersi dal freddo dell’inverno e si accendono le luci mattino e sera. Si esamina anche la bolletta della luce e ci si chiede perché i prezzi siano così diversi da un paese all’altro dell’Europa.

I governi sono chiamati a intervenire, ma cosa possono fare? Gli Stati membri dell’UE si sono fissati il termine del 2014 per completare il mercato interno dell’energia, ma sono in ritardo sui tempi di marcia. Sono chiare le ragioni che militano a favore della creazione di un mercato comune a tutta l’Europa, in luogo di 27 singoli mercati nazionali: un mercato dell’energia correttamente funzionante stimolerà la concorrenza e consentirà di ridurre i costi per i consumatori e le imprese.

I prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica non hanno subito aumenti della stessa entità dei prezzi dei combustibili importati, che costituiscono la base della produzione di energia elettrica. Mentre negli ultimi anni nell’UE il prezzo del petrolio greggio è aumentato del 14%, quello del gas di quasi il 10% e quello del carbone dell’8% all’anno, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sono aumentati in misura nettamente inferiore, vale a dire del 3,4%, grazie all’incremento degli scambi transfrontalieri e all’integrazione dei mercati.

È per questo che la Commissione ha deciso di avviare procedure di infrazione per il mancato recepimento e per l’applicazione non corretta della normativa in vigore, ossia il terzo pacchetto sul mercato interno dell’energia e, dopo la relativa adozione, il regolamento sulle infrastrutture. L’attuazione effettiva della normativa in vigore è una necessità. La Commissione deve intervenire con forza per assicurare che gli Stati membri adottino la normativa necessaria, perché le questioni energetiche non possono più essere considerate di esclusiva competenza degli Stati membri. Con l’integrazione crescente dei nostri mercati del gas e dell’energia elettrica, quanto accade in uno Stato membro ha automaticamente ripercussioni in altri Stati membri.

Quali saranno le conseguenze per i consumatori? L’Europa farà in modo che i diritti dei consumatori sanciti dalla normativa vengano riconosciuti negli ordinamenti nazionali e adeguatamente rispettati da tutti gli operatori economici: i consumatori devono poter disporre delle informazioni e di strumenti concreti per cambiare fornitore in tre settimane senza oneri finanziari. L’informazione attiva in merito a questi diritti è essenziale: le imprese devono informare adeguatamente i consumatori sui loro diritti. La Commissione metterà a disposizione un apposito sito web con specifiche informazioni pratiche.

Ma dobbiamo anche guardare avanti: il futuro quadro energetico e la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio pongono molte sfide. Il contributo delle fonti rinnovabili, quali il sole e il vento, che per loro natura non possono fornire energia elettrica di continuo, deve essere adeguatamente integrato, ad esempio mediante il gas. Alcuni Stati membri stanno creando cosiddetti “meccanismi di capacità” per soddisfare le esigenze energetiche nazionali; tuttavia in assenza di cooperazione vi è il rischio di far lievitare la spesa e di mettere in pericolo lo sviluppo del mercato in tutta l’Europa, uno sviluppo che potrebbe essere compromesso anche dalla concessione da parte di singoli Stati di sovvenzioni dannose al settore energetico nazionale. L’energia sovvenzionata può apparire interessante per i consumatori, tuttavia non bisogna dimenticare che sono le tasse da essi pagate che finanziano le sovvenzioni. In un modo o nell’altro sono quindi i consumatori che pagano il costo reale della loro energia. La cooperazione transnazionale nel settore dell’energia è quindi un esempio perfetto del modo in cui l’UE crea valore aggiunto per tutti gli Stati membri.

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