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Il consiglio comunale approva il codice etico

30 Novembre 2012

Monza-comune-MBLealtà, onestà, trasparenza, correttezza e imparzialità: questi i principi sanciti dal codice etico approvato dal consiglio comunale di Monza. C’è chi lo ha definito, come il consigliere del Pdl Martina Sassoli, una grande sconfitta per l’amministrazione e c’è chi, come il consigliere Michele Faglia, lo considera un gesto positivo, fatto sta che da giovedì scorso l’amministrazione monzese ha il suo codice di autoregolamentazione.

Dal conflitto di interessi alle pressioni indebite, passando per la concorrenza, il confronto democratico, il rapporto con i cittadini e l’autorità giudiziaria: questi sono solo alcuni degli argomenti trattati nei 22 articoli del codice approvato dagli assessori e i consiglieri in carica.

sassoli-martina-ass-monza-mbDurante la seduta i malumori in aula non sono mancati: «Il codice etico è una sconfitta per la politica – queste le parole espresse da Martina Sassoli – Onestà e correttezza dovrebbero essere insite in ognuno di noi. Attraverso la firma di questo documento stiamo ammettendo che l’intera classe dirigente in questi anni ha fallito». A farle da eco il consigliere della Lega Nord, Massimiliano Romeo che ha definito il codice come un “elenco di buoni propositi”: «Questa è una mera operazione di immagine, i cittadini vogliono i fatti».

Di parere opposto il capogruppo della lista civica Faglia e il consigliere del Pd, Elio Bindi: «Attraverso la sottoscrizione del codice etico il consiglio si dimostra sensibile ad autoregolarsi mettendo nero su bianco le proprie responsabilità in politica. Un’iniziativa, questa, dalla quale non si dovrebbero prendere le distanze bensì pubblicizzarla». L’ordine del giorno è stato dunque approvato con 21 pareri favorevoli e un astenuto (Movimento 5 stelle). I consiglieri del Pdl Martina Sassoli, Andrea Mandelli, e Piefranco Maffè hanno invece dichiarato di sottoscrivere il codice etico ma non partecipare alla votazione in quanto figlia della fretta.

Ma non solo, a far prendere questa decisione ai tre pidiellini è stato l’emendamento presentato dal maffe-pierfranco-ass-monza-mbconsigliere Sassoli sull’articolo 12, “Rapporto con l’autorità giudiziaria”, e poi bocciato dal consiglio. Nel caso di rinvio a giudizio per reati di corruzione, concussione, mafia, estorsione, riciclaggio e traffico illecito di rifiuti, il codice, per chi lo firma, impegna l’amministrazione alle dimissioni. «Un rinviato a giudizio non è un condannato e la legge protegge fino al 3° grado di giudizio» ha spiegato il consigliere Maffè. L’emendamento chiedeva le non dimissioni, bensì l’impegno per l’amministrazione, al fine di tutelarsi, presentarsi come parte civile nei confronti dell’indiziato.

 

Foto: in alto, Martina Sassoli
in basso, Pierfranco Maffè

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