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Lea Garofalo fu bruciata: processo da rivedere

21 Novembre 2012

targa-leo-garofalo-monza-mbSi è messa contro la N’drangheta per garantire un futuro migliore a sua figlia Denise. Per questo Lea Garofalo, 37 anni, è stata uccisa dall’ex compagno Carlo Cosco, già condannato all’ergastolo, ed altri cinque complici, anche loro condannati al carcere a vita.

Oggi, a pochi giorni dall’anniversario del suo rapimento, nuovi elementi farebbero pensare ad un possibile ritrovamento dei suoi resti, in un campo della brianza, annullando la tesi secondo cui la donna, già cadavere, sarebbe stata sciolta nell’acido in un terreno del quartiere di San Fruttuoso, a Monza, nel 2009.

Il 24 novembre prossimo, alle 15 del pomeriggio, Lea ed il suo gesto d’amore estremo saranno ricordati in via Marelli, luogo dove la donna, secondo le indagini della Procura di Milano, sarebbe stata tenuta prigioniera e torturata per ore, dopo essere stata rapita da Cosco a Milano. La storia di Lea e Carlo era iniziata molti anni prima, quando la giovane donna si era innamorata di un uomo che, con il tempo, si era rivelato vicino all’Ndrangheta.

Nata Denise, oggi 21 anni, Lea aveva cercato di convincere il compagno a redimersi, abbandonare il clan ed iniziare una nuova vita con la sua famiglia. Al rifiuto di Cosco, Lea lo aveva lasciato e si era trasferita con la figlia in Calabria, dopo aver denunciato Cosco alle autorità ed aver deciso di diventare collaboratrice di Giustizia. Per non imporre alla figlia una vita di rifugi e continui nascondigli, Lea aveva rinunciato al programma di protezione. In Calabria la donna era stata già aggredita da persone inviate dal suo ex, alle quali era riuscita a sfuggire. Dal 2002 al 2009, con una sapiente capacità persuasiva, Cosco era riuscito a far agire la sua famiglia in modo da carpirsi la fiducia di Lea e spingerla a tornare a Milano, usando Denise come scusa “vogliamo rivederla”. L’agguato a Lea è stato messo a segno proprio nei pressi dell’abitazione dei parenti di Cosco, in corso Sempione a Milano, il 24 novembre 2009. Mentre la loro figlia era con zii e cugini, Lea è uscita e le ultime immagini raccolte poi dalla magistratura, la vedono scomparire sotto l’Arco della Pace. A rapirla e trasportarla in Brianza a bordo di un furgone, sono stati proprio Carlo Cosco, i suoi due fratelli ed altre tre persone. Lea, secondo quanto ricostruito dai Pm milanesi, sarebbe rimasta in balia della loro ferocia per ore, prima di venire uccisa con un colpo di pistola.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, per far sparire il corpo Cosco e compagni sono stati accusati di averla sciolta in acido, nello stesso terreno usato per le torture, all’interno di un capanno in via Marelli. Oggi, secondo quanto trapelato da Palazzo di Giustizia, sarebbero stati resi noti i ritrovamenti di alcuni monili e resti umani carbonizzati riferibili alla Garofalo, sempre in un terreno brianzolo. A dare conto della veridicità assoluta della scoperta, saranno approfonditi test sul dna della vittima.

Denise, da quando sua madre è stata uccisa, vive in una località protetta. Ha fatto sapere tramite alcune associazioni contro la mafia, di aver desiderato molto di partecipare alla cerimonia di commemorazione del 24, ma di non poterlo fare per motivi di sicurezza. La giovane, che sta studiando proficuamente, sogna di volare presto negli Stati Uniti. Prima però, sogna di poter partecipare al funerale della sua mamma.

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