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Unione Artigiani Monza Brianza: “è allarme occupazione”

30 Ottobre 2012

artigianoI licenziamenti individuali sono cresciuti del 30 per cento. Le aziende che stanno facendo ricorso alla cassa integrazione straordinaria in deroga sono aumentate del 9 percento e sono raddoppiate quelle che l’hanno chiesta per la prima volta. Sono i dati allarmanti evidenziati dall’Unione Artigiani di Monza e Brianza relativi all’occupazione brianzola nel terzo trimestre di quest’anno.

Se da un lato i dati trimestrali diffusi da Unioncamere, in Lombardia fanno registrare un rallentamento della recessione, la situazione dell’occupazione di Monza e Brianza appare aggravata. Sì, perché a soffrire la crisi sono le imprese più piccole e sono quelle che caratterizzano la provincia MB. “Come avevamo già previsto, il combinato fra Riforma del lavoro, aumento dei costi per il personale e protrarsi della crisi, ha portato ad una situazione difficilissima” spiega il segretario generale dell’Unione artigiani di Monza e Brianza, Marco Accornero.

I dati più allarmanti sono sull’occupazione. “Sono aumentati i licenziamenti, perché le migliaia di piccole aziende del territorio non sono più in grado, dopo tre anni, di sopportare altri mesi di crisi e perché non sempre è possibile continuare a “tamponare” con la Cigs in deroga che – sottolinea Accornero – dovrà essere rifinanziata dalla Regione il prossimo anno, ma in questo stato di stallo politico ancora non si è mosso nulla”.

Sono crollati anche i contratti a termine, “grazie ai tanti paletti introdotti con la riforma a cui da gennaio si aggiungeranno i maggiori costi, dovuti al nuovo contributo dell’1,4 per cento destinato a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali, che rischiano di bloccare ulteriormente uno dei principali canali d’accesso ai lavori artigiani. Per le imprese artigiane – conclude Accornero – il contratto a termine costituisce un prolungamento dell’irrilevante periodo di prova previsto nei Ccnl, insufficiente per una reale reciproca valutazione del rapporto”.

Insomma, la formula del tempo determinato costituisce una risorsa vitale per le aziende artigiane perché, di fatto “permetteva di operare con comprensibile prudenza in presenza della congiuntura negativa, ma nel contempo di continuare ad assumere. Considerando che, stando ai nostri dati, quasi il 70 per cento di questi contratti viene trasformato in rapporto a tempo indeterminato, risulta chiaro che non c’è nessuna tendenza a mantenere la precarietà. Per questo le riforme introdotte dal ministro Fornero hanno complicato la situazione. L’artigiano da sempre avvia rapporti particolarmente intensi, spesso personali con i propri dipendenti, cosa che oggi risulta più difficile.”

In questo ambito risultano per giunta calati anche i contratti a progetto, penalizzando proprio i giovani d’età fra i 25 e i 29 anni, mentre è aumentato il lavoro occasionale. Insomma, conclude il segretario dell’Unione artigiani, “se l’obiettivo della Riforma del lavoro era quello di aumentare la  stabilizzazione e ridurre il precariato, i dati ci dicono che non è stato certamente raggiunto”.

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