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Processo Ponzoni: intricate cessioni di immobili. In aula parla Pennati

11 Settembre 2012

ponzoni-tribunale-mbCompravendite immobiliari, lettere inviate per ottenere più denaro da una delle società di Ponzoni, sono state oggetto della testimonianza resa oggi in aula da Sergio Pennati, ex commercialista di Massimo Ponzoni e suo grande accusatore. L’udienza, che ha avuto luogo all’interno del Tribunale di Monza, anche oggi ha visto qualche scambio di battuta tra Pm, avvocati della difesa e Presidente del Collegio Giudicante.

Massimo Ponzoni, ex segretario di Presidenza di Regione Lombardia imputato per corruzione, concussione, finanziamento politico illecito, bancarotta fraudolenta ed appropriazione indebita, martedì mattina ha assistito in aula alla deposizione del suo ex commercialista, Sergio Pennati, nonché suo grande accusatore. Arrivati in aula verso le 11, entrambe non si sono rivolti nemmeno uno sguardo, prima dell’inizio dell’udienza. Completo chiaro per Massimo Ponzoni, camicia a scacchi per Perri, seguiti dai rispettivi legali, erano praticamente seduti uno di fronte all’altro. Sergio Pennati, su richiesta del Pubblico Ministero Donata Costa, ha ripercorso la compravendita di un terreno con fabbricato a Seregno, passato dalla società Mais, di cui inizialmente partecipava anche Ponzoni, alla Tulipano, sempre in quota all’ex leader brianzolo del Pdl. «Acquisii l’immobile avanzando 150 mila euro di tasca mia, poi restituitemi dalla Mais, per acquisire un vecchio Fabbricato nel centro di Seregno – ha dichiarato Pennati – e ci accendemmo anche un mutuo. La prima cosa che Ponzoni mi chiese, fu quella di conferire un mandato professionale al genero del Vicesindaco Gavazzi, perché facesse il progetto di recupero. In due anni e mezzo non ha fatto nulla. Secondo me era un  piano apposito, come costituire società per spostare immobili. Poi Massimo Ponzoni ha espresso il desiderio di acquisire quell’area per se, probabilmente per farne dimora personale. Non potevo rifiutarmi, perché avrei incontrato problemi a Seregno, se lo avessi fatto».

I legali della difesa Luca Ricci e Sergio Spagnuolo, a questo punto hanno replicato, interrompendo la testimonianza, facendo presente ai giudici che le “sensazioni” di Pennati andrebbero supportate da fatti, per essere rilevanti. Riportato l’ordine in aula, il super testimone, nonché coimputato dell’ex stella del Pdl, ha proseguito «Abbiamo firmato un compromesso con la Tulipano per 900 mila euro, che per quel momento storico era davvero poco – ha proseguito – ma abbiamo chiuso a circa 1 milione e qualcosa». Il Sostituto Procuratore della Repubblica, Donata Costa, ha chiesto conto a Pennati di una specifica conversazione intercettata, dove con Ponzoni discuteva di una lettera arrivata in ufficio con una richiesta di maggiorazione prezzo di un milione e trecentomila euro per la compravendita dello stesso immobile di cui sopra «Quella lettera l’ho mandata io – ha spiegato Pennati – allora non lo dissi, ma volevo cercare di ottenere qualche soldo in più, dato che ne avevo messi tanti nella società». Un giro di immobili, tra società dove in varia percentuale tutti gli imputati avevano voce in capitolo, è il quadro entro cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce. 

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