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Monza Resegone, quel sapore indefinito tra coraggio, strategia e follia

26 Giugno 2012

Monza Resegone 2012 162 piccIn molti mi avete chiesto perché non avessi scritto ancora nulla di personale sulla Monza Resegone. Visto che l’ho corsa. Visto che ce l’ho fatta. Anzi che ce l’abbiamo fatta, visto che in tre siamo arrivati fino a Capanna Monza in circa 4 ore e trenta, non ho scritto nulla perché le emozioni, il coinvolgimento è stato talmente alto che era impossibile digerire il tutto in poche ore, fossero anche ben 48.

Adesso le parole che sto scrivendo hanno un sapore, in realtà, non ancora del tutto definito, un misto tra soddisfazione, sogno di un’impresa compiuta e follia. Ho deciso di partecipare a questa gara perché amo la corsa. Si dice che la Monza Resegone si può leggere anche “A-Mo-Res”. Amore per la corsa, per questo sport che negli anni tanto mi ha dato, ma che secondo molti non aveva ancora finto di consegnarmi trepidazioni, perché non avevo mai corso questa classica brianzola. Ci vuole coraggio per farla, dicevo tra me e me, e ci vuole, ci vuole testa, ma anche … Follia.

Vi rendete conto che lo start ce lo hanno dato alle 22,20 circa, quando di solito d’inverno annoiato davanti alla tv la palpebra inizia già a calarmi sul divano, vi rendete conto che erano ben tre gli zainetti che avevo in giro per l’alta Brianza per i cambi, che durante la gara ho cambiato quasi una decina di magliette, che ho bevuto oltre due litri di acqua e che, qua viene il bello, per non prendere freddo ho percorso da Merate a Erve con un asciugamano sulla pancia? Ma si può corre con un asciugamano sulla pancia e mangiare mango per non restare senza zuccheri? Per me queste cose tutte assieme sono follia. Eppure sono geniali.

Geniale è chi ha pensato che in tre si potesse arrivare da Monza, di notte, fino a Capanna Monza. Serve per l’ultimo tratto una torcia sulla fronte, se no non si vede nulla. Ma suggerisco che la torcia, come quella che avevo io non illumini più di tanto, perché la salita non appaia in tutta la sua lunghezza e durezza. Serve avere coraggio e rischiare. Chi sbaglia la paga e in molti quest’anno hanno dovuto desistere perché vuoi il caldo, vuoi la fatica, sono restasti ai piedi del Resegone. Mentre io, Guido e Matteo, noi del “MMT Team Presidenziale – MB News” ce l’abbiamo fatta! Non siamo stati un gruppo compatto, ognuno con di noi aveva delle caratteristiche fisiche e caratteriali troppo diverse, ma al momento giusto abbiamo saputo dire, fare la cosa giusta: aspettarci e incoraggiarci. E alla fine abbiamo tagliato il traguardo con un grande abbraccio.

Ora quando ripercorrerò la statale che collega Monza a Lecco, questa strada non avrà più o stesso sapore, ma ad ogni tratto mi raggiungerà un ricordo diverso, passo dopo passo. Su fino a Capanna Monza.

Monza Resegone foto Roberto Mandelli 0700-partenza matteo

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