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Cisl MB, edilizia sociale? A Monza servirebbero 8mila alloggi

16 Aprile 2012

cisl-conferenza-quante-case-per-quali-domande-mb2A Monza, come nel resto della Brianza, c’è carenza di case popolari. Forte e in costante crescita il fabbisogno di edilizia sociale che dal 2008 al 2018 attanaglia l’intero territorio. Sono circa 8mila gli alloggi che al 2018 servirebbero per colmare il fabbisogno irrisolto complessivo del capolugo brianzolo.

«Nessuna politica abitativa, soprattutto in tempo di crisi, può sottrarsi alla questione di quante case servono e per quali domande devono essere predisposte» queste le parole di Antonello Boatti, docente del Politecnico di Milano, durante la presentazione della ricerca “Offerta e fabbisogno d’abitazioni a Monza e in provincia”, promossa in collaborazione con la Cisl MB.

cisl-conferenza-quante-case-per-quali-domande-mb1«L’indagine condotta – ha spiegato Boatti – ha determinato la domanda d’abitazioni al 2018 nel comune e nell’ambito provinciale rilevando, da un lato, i fabbisogni pregressi e le nuove domande abitative in base alle dinamiche demografiche, alla composizione sociale e alla capacità di accesso al mercato, e dall’altro la capacità di risposta del territorio, stanti le aree di espansione residenziale, le distinte tipologie d’offerta cui sono destinate nei piani urbanistici (per edilizia sociale, convenzionata e libera) e lo stato reale dell’attuazione delle previsioni».

Circa la metà delle domande di abitazione (arco temporale 2009-2018) proviene da cittadini stranieri che risiedono o sono presenti a Monza. «Coincidono con la fascia più debole e pertanto quella che incide maggiormente sulla domanda di edilizia sociale. Senza parlare poi di anziani sotto sfratto, malati terminali e portatori di handicap: nuove categorie e nuove povertà si impongono così nello scenario della domanda, richiedendo edilizia a basso costo in affitto» ha detto il segretario generale Sicet Brianza, Isidoro Pavesi.

Particolarmente rilevante, poi, a Monza, il consumo di suolo che, a detta degli esperti, sarebbe insostenibile. «Come è stato ampiamente evidenziato dal parere della Regione Lombardia sulla nuova variante al PGT adottata nell’ottobre 2011, e mai arrivata ad un’approvazione in giunta, al ritmo attuale il comune di Monza consumerebbe tutto il suolo a disposizione in soli 26 anni»

Costruire meno e ribaltare i caratteri dei nuovi quartieri, incrementando la presenza di edilizia sociale e convenzionata: questo l’indicazione emersa dalla ricerca presentata. Prediligere il recupero delle aree abbandonate (ad esempio quelle industriali) e contenere al massimo il consumo di suolo. Bisogna realmente pensare all’ipotesi di una grande campagna di recupero e riuso del patrimonio edilizio esistente. Le occasioni più evidenti a Monza sono l’area dell’ex macello, il carcere di via Mentana e l’ex caserma in piazza San Paolo.

E per quanto riguarda l’edilizia libera? Esiste un surplus che è necessario smaltire prima di pensare a nuovi progetti in questo campo.

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