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Seveso, Divani Santambrogio assume. Ma gli artigiani sono merce rara

4 Marzo 2012

santambrogio-salotti-seveso-divani-su-misura-mbQuando cercare del personale da assumere diventa un’impresa. Titanica. Suona quasi come un paradosso visti i tempi di crisi, di disoccupazione (mai così alta in Italia), ma dopo una quarantina di colloqui la Divani Santambrogio, azienda di Seveso, fondata nel 1964, inizia a tirare alcune somme.

«Non sono bastati i colloqui che abbiamo fatto fino ad oggi per individuare dei giovani disposti a lavorare con noi, né come apprendisti né come addetti alla vendita – afferma Claudio Santambrogio, titolare insieme al padre Giuliano della ditta brianzola – sappiamo che non è facile trovare dipendenti, ma adesso ci rendiamo anche conto del motivo per cui non è facile: i giovani o non sono preparati, o non hanno competenze, o non sono disposti a fare sacrifici».

La Divani Santambrogio conta già nove dipendenti e, nonostante il periodo di ristrettezza che ha coinvolto il settore negli ultimi due anni, ha deciso di non abbassare il livello qualitativo dei suoi prodotti, certi del valore del made in Italy. L’azienda cerca di continuo soluzioni per sviluppare nuovi divani, da ultima è l’invenzione, perfettamente al passo con tempi, del divano con integrato il sistema audio, che include il porta ipod e il porta cellulare. Oltre alla comodità, anche la praticità di non dover più cercare trai i cuscini questi oggetti. 

Fondata 48 anni fa, la Divani Santambrogio, nasce dapprima come laboratorio di trattamento del legno per poi specializzarsi nella produzione di salotti mantenendo un’impronta artigianale.

In un panorama economico che vede le grandi aziende trasferirsi all’estero e tagliare i costi, la ditta di Seveso rappresenta una realtà decisamente in controtendenza.

«Le commesse non mancano, così come il lavoro, il vero problema oggi è trovare del personale disposto a imparare il mestiere – continua Claudio – l’annuncio che abbiamo messo è chiaro, cerchiamo degli operai, ma poi ai colloqui si presenta di tutto, da chi è solo mulettista a chi magazziniere». Il titolare scuotendo la testa in segno di dissenso aggiunge che secondo lui in parte la colpa è da attribuire alle famiglie di questi giovani che non li hanno educati al mondo del lavoro (c’è chi durante il colloqui risponde al cellulare) e in parte alla mentalità degli ultimi anni che screditano molto il lavoro manuale, artigianale, a vantaggio di quello impiegatizio. Il risultato? Oggi non si sa più cosa vuol dire fare l’artigiano.

E gli stipendi? «Un giovane operaio può arrivare a guadagnare anche 1300 euro al mese netti, con gli straordinari 1500 euro. Se poi diventa un operaio specializzato allora lo stipendio sale anche a 2.000 euro netti».

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