Bartesaghi e Borradori: ecco a Monza l’architettura anni ’30

Chi entra in piazza Trento e Trieste provenendo da via Cavallotti, avrà spesso posato lo sguardo sui due imponenti palazzi che si fronteggiano al principio dell'odierna via Passerini, che, grazie ai loro spigoli arrotondati, introducono il passante verso il centro di Monza.

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Chi entra in piazza Trento e Trieste provenendo da via Cavallotti, avrà spesso posato lo sguardo sui due imponenti palazzi che si fronteggiano al principio dell’odierna via Passerini, che, grazie ai loro spigoli arrotondati, introducono il passante verso il centro di Monza. Questi due interessanti edifici vennero costruiti negli anni trenta del Novecento, quando vennero attuati una serie di lavori che, in conformità col Piano Regolatore approvato nel 1925, miravano a intervenire nel centro cittadino, in particolare sull’area dell’antica piazza del mercato.

Un nuovo accesso verso la piazza, per chi veniva da Milano, venne creato con l’apertura di via del Littorio (ovvero via Passerini-via Cavallotti), che offriva un percorso alternativo alla storica via postale che univa il centro delle due città.

I due palazzi, progettati rispettivamente dagli architetti Piero Borradori (quello a sinistra, guardando verso il centro) e Luigi Bartesaghi (a destra), si ergevano alla fine della via, quasi a costituire la porta di ingresso della città.

Entrambi gli edifici esemplificano bene i principi costruttivi promossi dal cosiddetto Movimento Moderno, in linea con il rinnovamento architettonico che si registra in tutta Europa negli stessi anni: alla distribuzione razionale interna degli appartamenti, ispirata anche a fattori igienico-ambientali (come luminosità, areazione…), corrisponde, all’esterno, una certa semplificazione dei volumi, una sovrapposizione indifferenziata dei piani e una decisa rinuncia alle decorazioni, a favore invece di un utilizzo “espressivo” dei materiali (come il mattone a vista).

I giganteschi piloni centrali d’ingresso nel palazzo di Borradori conferiscono infine quel carattere monumentale ed enfatico che spesso ritroviamo nelle costruzioni coeve.

Caratteristiche simili le possiede anche un altro palazzo residenziale progettato da Bartesaghi, visibile dopo il liceo Zucchi.

La particolarità di questi edifici ha colpito la creatività dell’artista Marco Petrus, le cui opere sono esposte in questi giorni al Serrone della Villa Reale: nei suoi quadri, dalle prospettive vertiginose, riconoscerete facilmente i volumi degli edifici descritti.

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