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Monza: sfruttata da “un’amica” aveva tentato il suicidio. Arrestata l’aguzzina

9 Gennaio 2012

poliziadistato-auto2-mbHa tentato il suicidio perché costretta ad una vita di soprusi inflittale da una conoscente che, da oltre dieci anni, le sottraeva la pensione, le intestava auto e partite iva ed affittava il suo appartamento a immigrati clandestini, costringendola a vivere sul suo divano, nella solitudine e nel silenzio.

La donna, una 43 enne con problemi psichici, era affidata ai servizi sociali di Sesto San Giovanni, suo luogo teorico di residenza, dove nessuno, nemmeno tra i parenti, si era accorto di nulla. Salvata dai volontari del 118, chiamati dalla sua aguzzina, la vittima ha riavuto la sua vita grazie ad una lunga e meticolosa indagine svolta dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato di Monza, coordinate dal Dirigente Francesco Scalise e dal Pm Vincenzo Nicolini.

Era la mattina del 27 maggio scorso quando una telefonata al 113 avvisava di un tentato suicidio in via Archimende, dove una 43 enne si era gettata dal secondo piano. Come da prassi gli agenti si sono recati a controllare si trattasse realmente di un suicidio e fin da subito hanno capito che qualcosa non andava.

La vittima, si era peró salvata, riportando “solo” qualche frattura. In ospedale, dove la donna di 38 anni che ha raccontato di averla ospitata in casa da qualche settimana proprio in via Archimede, sia i parenti della vittima che lei stessa, non volevano alcun contatto con lei.  La versione dei fatti dell’ospitante, secondo cui la loro amicizia di lunga data l’aveva persuasa ad offrire alla vittima ospitalità e compagnia, non ha però convinto i poliziotti che, d’accordo con la Procura, hanno deciso di scavare a fondo.

Le indagini, durate fino alla scorsa settimana, hanno evidenziato una situazione ben diversa. L’aspirante suicida infatti, domiciliava di fatto dalla sua “amica” da almeno dieci anni, e a lei devolveva tutta la pensione, firmava su richiesta intestazioni di auto e partite iva, obbediva all’ordine di furti su commissione e, non da ultimo, sempre a lei aveva dato in gestione la sua casa di Sesto che veniva affittata a cifre esorbitanti a immigrati clandestini.

Non sopportando più la sua condizione di prigionia, la  43 enne ha scelto di uccidersi, lanciandosi nel vuoto. Per fortuna, forse per miracolo, il volo dal secondo piano della casa della sua aguzzina non le ha stroncato la vita, ma ha anzi rappresentato un volo verso la libertà. La 38 enne malvivente, che risultava convivente con un magrebino e madre di un bimbo di circa 12 anni, è stata arrestata ieri mattina in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Vincenzo Nicolini che la accusa di circonvenzione di incapace. La donna, ora detenuta presso la casa circondariale di Monza, rischia una pena detentiva dai due ai sei anni.

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