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Novara in A e Monza nell'ex C2: avrebbe potuto essere il contrario... - MBNews

Novara in A e Monza nell’ex C2: avrebbe potuto essere il contrario…

Monza-Stadio-Brianteo-MB"Io sono del Monza: non riusciremo mai ad andare in Serie A". Questa mitica frase pronunciata da Renato Pozzetto nel film del 1979 "Agenzia Riccardo Finzi... praticamente detective" fotografa da oltre trent'anni lo stato di rassegnazione nonostante il quale migliaia di brianzoli trovano la forza di tifare per il Monza.


Monza-Stadio-Brianteo-MB“Io sono del Monza: non riusciremo mai ad andare in Serie A”. Questa mitica frase pronunciata da Renato Pozzetto nel film del 1979 “Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective” fotografa da oltre trent’anni lo stato di rassegnazione nonostante il quale migliaia di brianzoli trovano la forza di tifare per il Monza.

Molti tifosi delle altre squadre, soprattutto delle cosiddette “grandi”, provano compatimento per quella che viene considerata, usando una terminologia da curva, una tribù in via di estinzione. Il compatimento è peggio dello sfottò, perché i tifosi dell’Inter, per esempio, sono stati presi in giro a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 perché la loro squadra non vinceva più lo scudetto (ci sono voluti ben 17 anni, ma poi si sono rifatti…).Invece quelli del Monza sono considerati senza speranza, non solo di veder vincere uno scudetto (ormai impossibile per una cosiddetta “provinciale”), ma persino di vedere una promozione in Serie A. Quante volte si sono sentiti domandare “Per che squadra tifi?” e alla risposta “Per il Monza” si sono sentiti replicare “Ma davvero? Ma chi te lo fa fare?!”? Tantissime. Eppure sopportano, nonostante i risultati sportivi siano andati col tempo peggiorando fino alla recente retrocessione in Seconda Divisione. Allo stadio già è diverso: lì mostrano tutta la loro fierezza nella fede biancorossa al punto da essersi inventati un coro che inizialmente sembra ironico (“Il nostro Calcio Monza è in C1/E non andremo mai in Serie A/Ma io non mollerò/Questa è la mia mentalità/Segui anche tu la squadra della tua città/Alè alè alè il Monza alè”) e invece ha un significato preciso: “non bisogna tifare per chi vince, ma per chi rappresenta la propria città”.

Quello dei tifosi del Monza è un destino crudele perlomeno dal 1977 in avanti: per quattro anni consecutivi (era l’era del presidente Giovanni Cappelletti) la squadra lottò fino all’ultimo per salire nella massima serie venendo beffata regolarmente, nel ’79 addirittura allo spareggio. Seguirono 19 anni di presidenza Valentino Giambelli con saliscendi tra Serie B e C1. In una o due occasioni si fu a un passo dalla svolta storica. La prima, leggendaria, risale alla prima metà degli ’80: si dice che al Monza fosse interessato nientemeno che Silvio Berlusconi prima che qualcuno (gli ex biancorossi Adriano Galliani e Ariedo Braida? Più credibile qualche sondaggio…) lo convincesse a puntare più in alto (leggasi Milan) nella sua “discesa in campo” calcistica… La seconda, verissima, è del ’95: se la squadra fosse risalita in Serie B il 51% della società sarebbe stato rilevato da Enrico Preziosi, il “re dei giocattoli” di Cogliate, allora anche proprietario del Saronno, militante come il club brianzolo in Serie C1. I ragazzi allenati da Simone Boldini furono però eliminati nella semifinale play-off dal Fiorenzuola e non se ne fece nulla. C’è chi dice comunque “per fortuna” visto che Preziosi, prima di riportare a suon di milioni di euro il Genoa in Serie A e farlo qualificare per l’Europa League, fece fallire il Saronno e poi, acquistato al posto del Monza, il Como…

Giambelli si stufò di essere l’unico a mettere i soldi nel Monza nel ’97, trasformando gli ultimi due suoi anni di presidenza in un protettorato del Milan. Fu l’inizio della fine: i giocatori di proprietà scomparvero e il settore giovanile fu svuotato dal clan rossonero. Quello che accadde da quel momento fino al 2004 fu un inarrestabile declino sportivo (due retrocessioni consecutive) e societario (tre cambi di proprietà, di cui due con esiti catastrofici per le casse del club). Il fallimento fu inevitabile ma fortunatamente alla terza asta si presentò il costruttore Giambattista Begnini, che al termine della sua prima stagione da presidente ottenne il ripescaggio, seguito da due memorabili e tremende, non solo dal punto di vista sportivo, finali play-off per la promozione in Serie B, perse sul campo (col Genoa di… Preziosi e col Pisa) e nelle “stanze dei bottoni”, visti i condizionamenti arbitrali e ambientali registrati a danno dei biancorossi.

Col senno di poi i tifosi del Monza si sono visti aggiungere al danno la beffa, considerato che nel momento di maggior forza della squadra l’imprenditore bergamasco respinse la proposta d’acquisto di un allora semisconosciuto Massimo De Salvo, colui che nonostante l'”impero” delle cliniche costruito da suo padre tra Lombardia e Piemonte (di cui è amministratore delegato) è salito agli onori delle cronache nazionali per aver portato il Novara a centrare due promozioni consecutive, dalla Prima Divisione (ex Serie C1) alla Serie A. Eh sì, perché De Salvo da Verano Brianza, trovando la porta chiusa della società leader della sua provincia, si è rivolto là dove da oltre 30 anni non vedevano la B e da oltre mezzo secolo la A. A Novara non solo la porta gli è stata aperta ma gli hanno pure steso i tappeti rossi. E ora sotto la Basilica di San Gaudenzio sognano l’Europa… E sognano (in piccolo) anche nei pressi del quartier generale del Policlinico di Monza, visto che dopo aver acquistato una dopo l’altra la Folgore Verano e la Caratese in casa De Salvo hanno pensato bene nei giorni scorsi di fondere le due realtà confinanti per creare un’ambiziosa (si punta ai campionati professionistici) Folgore-Caratese.

Insomma, povero Monza e poveri i suoi tifosi: se il sogno del ripescaggio non si tramuterà in realtà si giocherà contro il Renate e una categoria sotto la Tritium di Trezzo. A chi da due anni si è insediato al civico 14 di via Ragazzi del ’99 sembrerebbe che la cosa non importi granché…

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