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Primo Maggio, lettera dei lavoratori della Yamaha. 140 giorni di presidio

1 Maggio 2011

yahamaprotesta2-mbGentile Direttore,
esistono molte forme di discriminazione nel mondo del lavoro, ma la più subdola ed umiliante di tutte è quella di pensare che i lavoratori, chiuque essi siano e qualuque lavoro facciano, siano una massa informe di individui passivi sacrificabili sull’altare del cosi detto “sviluppo”.

Qualcuno ha già deciso i beneficiari di questo sviluppo, ed una cosa è certa, non saranno certo gli operai.
Organismi istituzionali ed apparati a svariati livelli nel corso degli anni si sono così distaccati dal mondo del lavoro e dagli operai da non riuscire più a distiguere il fine ultimo del loro lavoro.

Sull’altare del compromesso si sono sacrificati anni di lotta, e senza rendersene conto si sta scivolando lentamente in un limbo dove non esistono più ideali, speranze, sogni.

Il coraggio che deriva dall’orgoglio di battersi per qualche cosa di giusto è stato sostituito da timorosi belati figli di un 800 che pensavamo tutti esserci lasciati alle spalle.

Ma in un panorama così desolato esitono ancora piccole isole di orgoglio operaio, dove si sconfiggie la paura del futuro attingendo a risorse interiori forgiate dalla fatica della fabbrica, e così dure e temprate da non poter essere scalfite.

Forse la vera differenza non è tra operai e padroni, ma è tra uomini e, come diceva Sciascia, ominicchi, e la durissima realtà e che il mondo si stà popolando di questa ultima specie.

E’ uno strano 1 Maggio per noi. Dopo cinque mesi di presidio, un inverno durissimo e molti mesi di lotta ancora davanti a noi, sfilare per le strade di Milano insieme a tanti altri lavoratori è angosciante e emozionante nello stesso tempo.

Poche decine di persone hanno dimostrato da sole come sia possibile tenere sotto scacco una multinazionale dalla potenza economica e mediatica impressionante, solo grazie alla loro tenacia e forza di volontà. Il risultato della nostra lotta è incerto, ma alcune battaglie meritano di essere combattute a prescindere dal risultato.

L’alternativa sono i penosi compromessi che molti tentano di farci eccettare, vendendoceli come vittorie di raffinate strategie. Compromessi che tolgono la dignità di chi li accetta, e che non ti permettono più di sfilare a testa alta in un corteo di lavoratori.

Se noi, esclusi subdolamente dal mondo del lavoro utilizzando artefizi di bilancio che presto dimostreremo, dobbiamo o possiamo dare un senso a questo 1 Maggio, non ci sono dubbi in proposito: questo festa è per noi un momento di pacifica lotta.

Dimostrare con la nostra presenza che, se anche è impossibile sapere in anticipo l’esito di una lotta, è ancora possibile lottare e spendersi senza paura per difendere i propri principi di giustizia.

Spesso ci chiediamo cosa resterà di tutto questo, e come ripenseremo a questi mesi tra molti anni.

Sono domande semplici da porsi ma a cui è difficilissimo dare una risposta.

Siamo certi, in particolare per i più giovani, che se alla fine di tutto questo resterà in alcuni l’orgoglio di aver affrontato a viso aperto difficoltà, delusioni, paure beh tutto questo non sarà stato vano.

Forse la prossima generazione di operai, ma forse è meglio dire di uomini, sarà più forte e più consapevole delle proprie capacità nel formare una società più giusta e più equa.

Le lavoratrici ed i lavoratori cassaintegrati

di Yamaha Motor Italia in presidio permanente dal 13 Dicembre 2010

Sito: www.yamaharesistiamo66.it

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