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Monza arrivano i profughi: scatta il vertice in provincia

20 Maggio 2011

monza-cascina-costa-alta-mbUna decina di profughi provenienti da Lampedusa, è arrivati questa mattina a Cascina Costa Alta, al confine tra Monza e Biassono, ma senza alcuna approvazione da parte del Comune, che ha immediatamente chiesto spiegazioni alle associazioni incaricate. In queste ore i vertici istituzionali sono riuniti in Provincia, per decidere il da farsi.

«Quello che è accaduto oggi è molto grave e per molti versi incredibile – dichiara l’assessore alla Sicurezza Simone Villa – Alcuni operatori privati che lavorano per il Comune di Monza in strutture comunali come la Cascina Costa Alta e che con il nostro Comune dovrebbero collaborare con sollecitudine e correttezza, hanno pensato invece di decidere unilateralmente di ospitare una decina di profughi nordafricani, senza concordare la cosa con l’Amministrazione e, fatto ancora più intollerabile, senza darne la benché minima comunicazione preventiva neanche al Sindaco».

I profughi, una decina, sarebbero stati avvistati da alcuni cittadini aggirarsi nel parco della Cascina, destando curiosità e telefonate di segnalazione ai giornali, fin quando la notizia non è arrivata anche in Comune «Al di là delle posizioni personali in merito al tema dell’accoglienza, ci si trova davanti ad operatori che hanno dimenticato il loro dovere e la correttezza nei confronti ell’Amministrazione Comunale monzese che ha il compito di governare e monitorare le attività che si svolgono sul territorio – prosegue Villa – Ben sapendo che il Sindaco, a nome dell’intera Giunta, ha più volte sottolineato l’impossibilità da parte della città di Monza a ospitare i profughi, è facile comprendere i motivi di un tale comportamento sotterraneo e poco limpido. Personalmente mi sono attivato per informare immediatamente il Prefetto della questione. Nell’odierna seduta di Giunta sottoporrò il problema all’Esecutivo sollevando anche la questione di come sia possibile continuare a collaborare con soggetti così inaffidabili e irrispettosi dei ruoli». La Prefettura, che dal canto suo non è deputata a prendere decisioni in merito, ha comunque sottolineato l’importanza di un’opportuna collaborazione tra tutti «Dalle informazioni pervenute in questi minuti, le dieci persone a Costa Alta dovrebbero essere le stesse ospitate fino a ieri a Seregno – dichiara il Prefetto Renato Saccone – l’associazione che li ha accolti ne ha deciso lo spostamento. Va chiarito meglio cosa sia accaduto e come procedere, ma è chiaro tali decisioni vadano disciplinate meglio. In questo momento, Provincia, Regione e Protezione Civile sono in riunione per decidere come gestire la situazione».

{xtypo_rounded2} La proposta della provincia: 8,5 profughi ogni 100 che arrivano in Lombardia

Nel pomeriggio di ieri si è svolto l’incontro aperto ai 55 Sindaci MB voluto dal Presidente Dario Allevi alla presenza dell’Assessore alla Protezione Civile Fabio Meroni per discutere e trovare soluzioni condivise in merito all’emergenza profughi.

All’incontro ha partecipato anche Roberto Giarola, referente del Commissario straordinario che proprio in Brianza conclude oggi il tour tra le 12 province Lombarde per individuare le soluzioni più favorevoli di accoglienza. La soluzione che si è delinata è quella che i sindaci nei prossimi giorni individuino strutture idonee secondo un principio equo di divisione. Secondo l’accordo si prevede che l’accoglienza di profughi richiedenti asilo politico sia effettuata su base proporzionale in riferimento alla popolazione: il coefficiente relativo alla Provincia MB è di 8,5 profughi ogni 100 che arrivano in Lombardia.

Il presidente della provicia ha così commentato: “Il mio augurio è che i sindaci comprendano la situazione: non si tratta di decidere se accogliere o meno i profughi. Questa è una decisione che non dipende da noi. Possiamo invece decidere se avere un ruolo nel delicato processo di accoglienza individuando nel territorio le strutture più idonee, oppure lasciare che siano altri a decidere cosa fare a casa nostra. Possiamo cosi incominciare a censire le strutture o le aree dismesse che potrebbero essere impiegate per dare un tetto ai profughi in modo che quando si presenterà l’emergenza chi governa il processo avrà già indicazioni puntuali su come agire e dove indirizzare gli arrivi”. {/xtypo_rounded2}

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