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Giussano: uccise sua moglie per gelosia, suicida dopo 14 anni

29 Maggio 2011

ambulanza-retro-mbUn raptus di gelosia aveva armato la sua pistola, spingendolo a freddare sua moglie con tre colpi al petto. Dopo 14 anni vissuti schiacciato dai sensi di colpa, il 47enne Cristoforo Trommino si è ucciso impiccandosi ad un albero.

Venerdì pomeriggio, poco dopo le 18.30, un cercatore di lumache e il suo cane si sono imbattuti in uno spettacolo raccapricciante. A ridosso della statale 36, altezza Briosco, in una parte boschiva che da su via delle Grigne, un 50enne di Giussano ha seguito il suo quadrupede che, attirato da un odore, lo ha trascinato sotto un albero. Accanto al tronco, devastato dai vermi, il corpo di un uomo, la cui testa è rimasta attaccata ad un ramo insieme alla corda usata dalla vittima per suicidarsi.

Il 50enne, sconvolto, ha telefonato al 112, mettendo in moto la macchina investigativa. Inizialmente i carabinieri della Compagnia di Seregno, unitamente ai colleghi del Gruppo Monza, non hanno escluso nessuna pista, nemmeno quella omicidi aria, poi sfumata con il passare delle ore. Morto da una decina di giorni circa, Trombino aveva i documenti nella tasca dei pantaloni, e la sua identità ha immediatamente fornito una valida spiegazione all’accaduto. Nel 1997 l’uomo, residente a Lomagna con la moglie Tiziana Riva, allora 32enne, e il loro unico figlio di 14 anni, si era da poco trasferito in Brianza dalla Sicilia, iniziando a lavorare come muratore. Il 23 maggio di quell’anno, rientrato a casa in via delle Alpi, ha litigato con sua moglie per motivi di gelosia e le ha sparato tre colpi alle spalle, di cui uno mortale alla testa. Quando il loro unico figlio è rientrato da scuola, Trombino aveva già chiamato i carabinieri, raccontando loro di aver accidentalmente colpito la moglie pulendo la sua pistola. Pian piano la verità venne fuori e l’allora 34enne venne condannato per omicidio volontario, scontando una pena detentiva fino al 2006, quando grazie alla sua buona condotta e all’indulto, si ritrovò libero. Chiuso nella sua riservatezza e, probabilmente, nel dolore di ciò che aveva fatto alla sua amata, l’uomo non si è mai più legato a nessuna donna e appena fuori di prigione ha iniziato a condurre una vita solitaria e tranquilla. I sensi di colpa però, devono essere stati troppo pesanti da sopportare e Trombino deve aver deciso di farla finita, impiccandosi ad un albero.

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