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Arcore, il Consiglio sorprende ancora: niente bilancio e lite furiosa

4 Maggio 2011

consiglio-bilancio1L’ennesimo colpo sparato a salve. L’ultimo atto della tragedia, con alcuni tratti da commedia, in cui si sono tramutati i consigli comunali di Arcore, ha seguito i precedenti. Consuntivo approvato, con 4 giorni di ritardo rispetto al limite di legge, previsionale e sfiducia ad Ambrosini saltate per uscita dalla sala della maggioranza, con annessa litigata e applauso ironico del pubblico.

Il bilancio per il triennio 2011-13 sarà dunque rimandato alla prossima amministrazione, sperando che il consiglio torni a svolgere il suo ruolo di rappresentante dei cittadini.

L’esito della serata si è capito sin dal primo intervento. La richiesta di anticipare la discussione del bilancio consuntivo, la cui discussione era obbligatoria entro il 30 aprile, lasciava infatti pochi dubbi: votiamo sul consuntivo e poi leviamo baracca e burattini. E così è stato. Dopo neanche un’ora di lavori si è dato il via alla votazione, che ha approvato a maggioranza il bilancio: dodici favorevoli, otto astenuti, ed un solo contrario, il capolista di Sel Maurizio Bedendo. Quando il presidente del consiglio comunale Alessandro Ambrosini ha dato il via libera a procedere per la seconda discussione ecco la scena tanto attesa: Sandro Savini prende parola e annuncia l’imminente uscita dall’aula dei consiglieri di Pdl e Lega (eccetto Dall’Oca), sostenendo «l’assoluta mancanza di urgenza» e ricordando «l’analogo comportamento tenuto dall’opposizione nel consiglio del 30 marzo». È stata proprio questa frase a scatenare gli animi della sala: la lite tra due consiglieri di opposta fazione non sarà ricordaconsiglio-bilancioto tra i momenti più felici di questi ultimi cinque anni. Forte lo sdegno con cui è stata accolta dai cittadini l’uscita dall’aula della maggioranza. Il previsionale slitta quindi dopo il voto del 15 e 16 maggio: nulla di grave, non fosse per il fatto che la sua mancata approvazione rende vano l’inserimento dei 150mila euro da restituire a Doneda inseriti dall’assessore Saini.

Restano ancora difficili da capire le ragioni che hanno portato la maggioranza a non voler approvare il bilancio da loro presentato: c’è chi parla di ripicca, chi ritorna a quel famoso 30 marzo, e chi, come l’assessore Bertani, lo ritiene «un bilancio ormai vecchio ed inadatto». Sono molti i tasselli che non si incastrano nel puzzle: Doneda è saltata, o quasi, ma è soprattutto la mancata approvazione del piano per l’ex-Falck a rendere il previsionale una pura utopia.

Capitolo Ambrosini: Pdl e Lega morivano dalla voglia di vederlo sfiduciato, ma alla fine si è concluso con un nulla di fatto. E qui le suggestioni si sprecano: sono in molti a pensare che la mossa sia stata architettata da Enrico Perego in vista delle elezioni, in particolare in vista di un ballottaggio. I voti di Ambrosini farebbero molto comodo in caso di testa a testa tra due candidati, quindi molto meglio tenersi aperte tutte le porte. Il problema di Perego e soci, però, è che quella porta, ad oggi, sembra blindata: il candidato sindaco di Poparc infatti sembra tutt’altro che intenzionato a coalizzarsi con la sua ex parte politica, con la quale la lotta in queste ultime settimane è stata, per usare un eufemismo, fervida. Assai più probabile sembra l’appoggio alla lista di Rosalba Colombo, con la quale c’è comunità di intenti nel programma ed un’intesa che cresce di ora in ora. La certezza è che con ieri sera, salvo colpi di scena dell’ultimo istante, si è concluso un capitolo della storia politica arcorese: la speranza è che ne inizi uno nuovo, di qualsiasi colore esso sia, almeno un po’ più produttivo.

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