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Velate, uccise la compagna e murò il corpo. Perde in appello, condanna confermata

12 Aprile 2011

Lui voleva trasferirsi in una cascina di campagna, lei non sopportava più la sua gelosia e voleva lasciarlo. Per questo motivo Luigi Gennaro, 50 anni, nella primavera 2008 uccise e murò il corpo della 36enne compagna Dania Leon Paz, nella soffitta di quella che avrebbe dovuto essere il loro nido d’amore. Ieri pomeriggio, nel processo d’appello, la Corte D’Assise ha confermato la condanna a 16 anni per omicidio, respingendo la tesi della difesa che avrebbe voluto dimostrare la non capacità di intendere e volere dell’imputato al momento dei fatti.

Qualcuno li aveva sentiti urlare, in quella porzione di cascina bianca in ristrutturazione, ma non ci aveva dato tanto peso. “Nuovi vicini, nuovi problemi, meglio farsi gli affari propri”, dichiarò una vecchietta all’indomani della tragedia. Dania, un bimbo di tre anni e il desiderio di rifarsi una vita, aveva cercato di far capire a Luigi, ex autista della Tpm, di aver bisogno di lavorare, di uscire, e continuare una vita normale.

Secondo quanto raccontato dalle sorelle della donna, lui però era morbosamente geloso, non voleva che lei andasse in giro da sola, e per questo aveva acquistato una cascina a Velate, lontano da Muggiò e dalle distrazioni. Dania però non ne voleva sapere, ed aveva deciso di lasciare il suo uomo.

Una sera la lite si fece violenta, come poi fu lo stesso autore a raccontare, e Gennaro perse la testa. Dania gli comunicò di voler andare via, e in risposta alle continue illazioni del compagno, disse “mio figlio non è tuo, l’ho avuto da un altro”, scatenando la furia assassina. Dopo aver strangolato la compagna, il 50enne decise di farla sparire. Andò in paese a comperare un acido molto potente, calce e colla industriale, come riportò poi lo stesso rivenditore, e murò il suo cadevere ricavando una specie di colonna/sarcofago in soffitta. Qualche ora dopo lo stesso Gennaro si presentò ai carabinieri per denunciare la scomparsa della donna, ma la sua bugia non resse a lungo e tre giorni dopo crollò in una confessione fiume.

Processato per rito abbreviato e condannato, ricorse in appello. Ieri la sentenza definitiva, Gennaro rimarrà in carcere per sedici anni.

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