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Rapporto UE sull’istruzione: buoni i progressi fino al 2010, ora si pensa al 2020

21 Aprile 2011

studentiL’Italia è indietro, rispetto agli altri Paesi UE, sull’abbandono scolastico, sulla percentuale di laureati e sull’apprendimento permanente. Sono alcuni dei risultati del nuovo rapporto della Commissione europea sui progressi compiuti nell’UE nel campo dell’istruzione e della formazione, in base agli obiettivi fissati per il 2010.

Dai dati emerge che i sistemi educativi degli Stati dell’UE hanno registrato miglioramenti, ma hanno raggiunto soltanto uno dei cinque obiettivi, ossia l’aumento del 37% rispetto al 2000 del numero di laureati in matematica, scienze e tecnologia. Nel 2009 i Ministri dell’istruzione dell’UE hanno stabilito cinque parametri educativi di riferimento da raggiungere entro il 2020.

Il primo riguarda la partecipazione all’educazione della prima infanzia dei bambini tra i quattro anni e l’età d’inizio dell’istruzione dell’obbligo. La tendenza europea ha registrato un aumento del 6% nel periodo 2000-2008; l’Italia figura tra i Paesi con i tassi più elevati, passando dal 100% del 2000 al 98,8 % del 2008, collocandosi già al di sopra dell’obiettivo europeo per il 2020, che è di far partecipare almeno il 95% dei bambini.

Il secondo parametro fissa al di sotto del 15% la percentuale di studenti quindicenni con risultati scarsi nella capacità di lettura, matematica e scienze. La media italiana è aumentata di solo due punti percentuali dal 2000 al 2009, passando da circa il 19% al 21%, restando così in linea con la media europea del 20%.

Il tasso di abbandono scolastico tra i ragazzi nella fascia compresa tra i 18 e i 24 anni dovrebbe scendere sotto al 10% entro il 2020. L’Italia ha registrato un calo, passando dal 25,1% del 2000 al 19,2% del 2009, ma resta comunque al di sopra della media europea (rispettivamente 17,6% e 14,4%).

La percentuale di persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni con diploma di laurea dovrebbe essere almeno del 40%: questo il quarto parametro, che è anche l’obiettivo principale della strategia dell’UE per la crescita economica e l’occupazione Europa 2020. In Italia la percentuale è passata dall’11,6% al 19% nel periodo 2000-2009, media ben al di sotto di quella europea, attualmente il 32,3%.

L’ultimo obiettivo riguarda la partecipazione all’apprendimento permanente della fascia di popolazione compresa tra i 25 e i 64 anni: la media europea dovrebbe arrivare almeno al 15%. Attualmente è del 9,3%, percentuale superiore a quella italiana che si attesta invece al 6%.

La maggior parte degli obiettivi per il 2020 sarebbe raggiungibile se gli Stati UE continueranno ad attribuire loro una priorità elevata e a investire in modo efficiente nell’istruzione e nella formazione. Androulla Vassiliou, Commissario responsabile per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, ha affermato: “La buona notizia è che i livelli educativi in Europa si sono innalzati notevolmente”. Gli Stati non dovrebbero apportare tagli al bilancio dell’istruzione perché “la spesa per l’istruzione è un buon investimento per l’occupazione e la crescita economica e si ripaga nel lungo periodo” ha aggiunto il Commissario. L’istruzione e la formazione sono infatti tra gli obiettivi centrali della strategia Europa 2020.

Nelle prossime settimane gli Stati europei presenteranno alla Commissione i loro programmi nazionali di riforma in cui fisseranno gli obiettivi nazionali in tema di dispersione scolastica e di laureati, indicando come intendono raggiungere tali obiettivi. La Commissione europea presenterà fra breve nuovi parametri di riferimento per quanto concerne l’occupabilità e la mobilità dell’apprendimento.

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