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Festa della Liberazione, a Monza “Bella Ciao” e fischi contro il sindaco Mariani

25 Aprile 2011

10-25aprilemonzapolemicheNemmeno il tempo di prendere parola che in piazza Trento e Trieste erano già partiti i fischi. Giusto il tempo di essere annunciato per il tradizionale discorso da primo cittadino. Nel giorno della Festa della Liberazione, tra i tricolori e gli striscioni della Monza antifascista, per il sindaco Marco Mariani c’è stata solo contestazione.

Solo pochi minuti prima Carlo Ghezzi, del Comitato nazionale Anpi, aveva sottolineato quanto «abbiamo bisogno di giovani capaci di indignarsi di fronte alla mancanza di democrazia».

«Ricordo che qualche anno fa in Spagna mi recai alla Valle de los Caìdros, teatro di una guerra civile bestiale, dove, dopo questa follia, venne costruito un munumento dedicato a tutti i caduti, senza distinzioni – ha ricordato Mariani – Il giudizio storico impone che certe cose non dovrebbero mai accadere». E mentre il primo cittadino continuava il suo discorso, citando la guerra in ex Jugoslavia e quella indipendentista americana, con il pugno sinistro alzato e con le spalle al comune (dove si stava svolgendo la cerimonia) qualcuno dalla piazza ha cominciato a cantare a squarciagola “Bella ciao”, impedendo al sindaco di continuare il suo discorso. Si è chiusa così, con le ormai solite proteste, la manifestazione del 25 aprile.

«Abbiamo appena celebrato il 150esimo dell’Unità d’Italia, ma cosa c’è da festeggiare? Purtroppo certi ostacoli noi non li abbiamo superati – ha detto il borgomastro – Questi episodi sono di una grande tristezza culturale, è il nulla che trionfa. Queste manifestazioni mancano di rispetto alle persone che siamo qui a ricordare. Fintanto che questo Paese non avrà unità d’intenti non potremo festeggiare la sua unità, l’unità bisogna averla nel cuore e questa giornata finisce con il tentativo di dividere. Mio padre mi diceva che c’è gente che non ragiona con il cervello, ma con altre parti del corpo». E come replica dalla piazza si alza forte un «Bunga bunga». «Mio padre mi diceva che c’è gente che non ragiona con il cervello, ma con altre parti del corpo», ha petuto Mariani che come risposta si è beccato un «Vai a casa, buffone». Il sindaco ha poi cercato di chiamare vicino a sé Ghezzi e ha detto «Questi sono tutti vostri elettori, teneteveli. Questo Paese unito non lo sarà mai finché voi la verità la vedrete da una parte sola».

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