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Monza, bambini oggi e ultracentenari domani. Intervista a Giorgio Annoni

2 Marzo 2011

thumb_Annoni-giorgio-_primario_geriatria-san-gerardoL’elisir di lunga vita esiste, altroché. A spiegarcelo è Giorgio Annoni, primario del reparto di Geriatria dell’ospedale San Gerardo di Monza. «Per invecchiare bene sono necessari tre elementi: consapevolezza, equilibrio e passione. Al netto di questi concetti e di alcuni noti accorgimenti, attività fisica, dieta equilibrata e uno stile di vita sano, è realistico pensare di potere affrontare una serena e indipendente età avanzata»

Professore, cosa deve intendere, un anziano, per ‘attività fisica’?

«Per incominciare, anche una camminata di circa 30 minuti, a passo svelto, come se stessimo per mancare un appuntamento importante, ma senza andare in affanno e provocare un aumento della frequenza cardiaca, è di certo una buona abitudine. Conseguentemente, con l’aiuto di professionisti esperti, introdurre esercizi per aumentare la flessibilità e l’elasticità del corpo. Il tutto, com’è ovvio, andrebbe abbinato a una dieta mediterranea, al costante monitoraggio dei fattori di rischio e a una salda serenità psicoaffettiva, a una vita con prospettive e stimoli».

L’aspettativa di vita è in costante aumento, cosa si potranno attendere i bambini che nascono in questi anni?

«A fine 2009 è stato pubblicato un notevole studio, il quale ha evidenziato, attraverso modelli matematici che hanno preso in considerazione gli ultimi 150 anni, che un bambino su due, nato dopo l’anno 2000, vivrà fino a 100 anni, mentre l’attesa di vita salirà a circa 87 anni. Sono dati straordinari»

Un trend positivo che consolida la propria crescita

«Basti pensare che nel 1961 l’aspettativa di vita era 67 anni per gli uomini e 72 anni per le donne. In cinquant’anni, arrivando quindi ai giorni nostri, si sono aggiunti alla media rispettivamente 11 e 12 anni. Questi dati, però, sono circoscrivibili a stati il cui Pil pro-capite è pari o maggiore a 30.000 dollari statunitensi. Realtà diverse, come alcuni stati dell’Africa per esempio, registrano aspettative di vita drammatiche. È tutto il sistema a dover essere al servizio della cura della persona, una serie di risorse, una sorta di ‘welfare’ che garantisca alla popolazione le migliori possibilità, perché la longevità è patrimonio dell’umanità».

Qual è la situazione del reparto geriatrico al San Gerardo?

«Abbiamo 38 letti, il ciclo continuo del Day Hospital e diversi ambulatori. In degenza sono attive due strutture d’eccellenza, la zona di terapia semintensiva, dove ospitiamo i pazienti particolarmente gravi, e la zona di ortogeriatria, dove curiamo le fratture al femore in cooperazione con il reparto di Ortopedia. L’età media dei nostri pazienti, negli ultimi 4 anni, è cresciuta costantemente di 0.5 anni ogni 12 mesi e a oggi, l’età media dei ricoverati, è di 85 anni. Nel 2010 abbiamo effettuato 1.035 ricoveri, un numero considerevole se si pensa che solo nel 2007 erano stati 866. Questi dati dimostrano che l’età non è, e non deve essere considerata, un limite».

* Redazionale a pagamento

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