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Mangiando avviamo l’integrazione multiculturale

2 Marzo 2011

prodotti_alimentariIn queste ultime settimane le informazioni che giungono dai paesi del Nord Africa fanno preoccupare l’opinione pubblica e giustamente le autorità sulle capacità ricettive del nostro sistema – paese. Le motivazioni dei disequilibri geopolitici sono diverse e richiederebbero un’analisi approfondita nella quale sarebbe arduo qui addentrarsi. Ma credo che anche in questa vicenda la tavola il cibo possano costituire un elemento di coesione e condivisione.

Il cibo, dunque. Per sapere da dove viene una persona si potrebbe anche semplicemente chiedere quali sono i sui gusti a tavola. Pensiamo all’Italia. Se una persona ama la fonduta o la cassoeula, oppure il pesce crudo, invece della mozzarella di bufala, l’nduja, i cannoli o la cassata potremo già capire quali sono le sue origini, o se non altro intuirne le caratteristiche (chi ama i piatti del sud privilegia il sole e il mare pur essendo, ad esempio, un settentrionale)

Stesso ragionamento si applica nella realtà multietnica e interculturale. Il cibo (qui inteso come scarsità e povertà di risorse alimentari) che può essere un seria concausa ai disordini geopolitici potrebbe rappresentare la via d’uscita.

Citando Pulein 2005 “chi mangia diviene ciò che consuma”. Il consumatore di alimenti crede di appropriarsi delle qualità simboliche del cibo . In questo caso nell’immaginario collettivo interculturale quali sono i piatti che rappresentano l’Italia? Pizza, spaghetti, lasagne, cotoletta, panettone etc.. Se l’Italia è meta degli extracomunitari e perché il nostro sistema – paese è ammirato, e con esso sono ammirate anche le nostre pratiche enogastronomiche.

La condivisione del cibo, nella quotidianità o in ricorrenze sociali e culturali introduce le persone nella stessa comunità, li fa “comunicare” appunto.

Nelle dinamiche sociali, il cibo è sempre stato un elemento di congiunzione tra noi e l’altro, come è anche vero ,(Bordieu 1979) , che “il cibo evidenzia anche le differenze tra noi e gli altri”. Il cibo e le pratiche alimentari possono assumere connotati che hanno potenzialmente delle intrinseche capacità di superamento delle barriere, verso l’integrazione, la conoscenza per tentare l’unica via possibile quella dell’interculturalismo (Bloom 2010).

Mangiare insieme, condividere alimenti, tempo, spazio ed emozioni induce una trasformazione significativa dalla fase iniziale, legata al bisogno fisiologico, a una fase successiva, ossia quella sociale, “comunicazionale”.

Il cibo come valore di identità (Bloom 2010), etnica, economica, sociale e religiosa. Si potrebbe quindi cercare di esportare tali identità nel nostro sistema – paese in una logica “country in and out ”.

Il cibo e l’alimentarsi è una pratica comune e necessaria a tutti gli uomini mentre le diversità alimentari sono dettate prevalentemente dai modelli culturali di riferimento, l’integrazione multiculturale ha una chiave indolore: il cibo. Montanari nel 2009 sintetizza: l’individuo mangia ciò che è, ossia alimenti appartenenti alla sua cultura.

Concludiamo citando Neresini e Rettore 2008: …..il cibo è un elemento di identificazione e di distinzione che struttura l’interpretazione di sé e del mondo circostante.

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