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Lesmo e le celebrazioni dell’unità d’Italia: lettera dalla lista civica Lesmoamica

24 Marzo 2011

Egregio direttore,
le invio questa lettera in riferimento alle posizioni del sign. sindaco di Lesmo Marco Desiderati a proposito della festività del 17 marzo.

Ci aspettavamo una scarsa partecipazione, da parte della giunta leghista, ai festeggiamenti per il 150? anniversario dell’Unità d’Italia. Per questo Lesmo Amica si è preoccupata in anticipo di sopperire a questa mancanza, organizzando la proiezione e il dibattito intorno al documentario Niente paura. Serata dei cui esiti siamo soddisfatti e orgogliosi.

Ma ciò a cui abbiamo assistito proprio lo scorso 17 marzo supera davvero ogni previsione. Lesmo, ancora una volta, è salita agli onori delle cronache regionali e nazionali come “avanguardia” o “laboratorio” di leghismo, in questo caso nella sua versione più antinazionale. Le dichiarazioni del signor sindaco contro l’esposizione del tricolore hanno suscitato l’ovvio clamore, e hanno dato il via a uno sconfortante “metti-togli” la bandiera dal pennone del municipio, un esercizio dai contorni ancora incerti, ma che senz’altro non pone in buona luce la maggioranza consigliare e la sua compattezza di intenti.

Rispondiamo al signor sindaco Marco Desiderati che il 17 marzo doveva essere un giorno di festa in cui “con-dividere” un’esperienza e una riflessione sulla nostra identità nazionale; invece dietro al suo atteggiamento si scorge il gusto di cavalcare la polemica a tutti i costi. Per un giorno all’anno si sarebbe anche potuto mettere da parte la politica a beneficio di un bell’esempio di “educazione civica”. Si può essere amministratori leghisti (e onorevoli del parlamento nazionale!) rispettando anche gli elettori non leghisti? Forse si. Forse non avreste, cari amministratori, tradito nessun ideale secessionista evitando di scagliarvi contro il tricolore. Forse… ed in questo forse c’è la differenza tra un sindaco di tutti ed un sindaco di alcuni.

Già, perché se Lesmo è passata ancora una volta per un laboratorio di leghismo (e di disobbedienza civica), la stragrande maggioranza della cittadinanza ha dato un segno opposto: sono stati in tanti, tantissimi ad esporre il tricolore.

Segno, forse, che le esigenze e lo spirito civile di una comunità come la nostra non si colgono e non si soddisfano semplicemente facendo largo a esperimenti venati di anti-italianità, per la gioia degli occhi dello stato maggiore padano.

Con infinita amarezza,

la lista civica Lesmo Amica.

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