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La testimonianza, Erica Borile monzese: «Non lascio il Giappone e la sua gente»

17 Marzo 2011

kobeAd una settimana dal terremoto, il racconto di Erica sul clima che si respira a Kobe, nel sud del Paese, dove 15 anni fa ci fu un altro sisma. “La gente è indaffarata per gli aiuti. Lunedì torno a Tokyo”. Ecco il suo racconto.

Il viaggio verso ovest è più tranquillo del previsto. La linea dello Shinkansen che collega con il sud-ovest del paese funziona regolarmente e in stazione non c’è più confusione di quanta ce ne sia durante gli esodi di massa delle vacanze. Sul treno verso ovest oltre agli immancabili business man che si muovono per lavoro si notano per lo più stranieri e donne con bambini, ma non saprei dire se stanno rifugiandosi a ovest o se si tratti di viaggiatori “comuni”. Il mio giudizio è ovviamente influenzato dagli eventi. Nessuno sembra però preso dal panico.

La mia amica scende a Nagoya, dove la sua azienda ha un altro ufficio. Per il momento proseguirà il suo lavoro da lì in attesa di sviluppi e di notizie da parte del suo ragazzo rimasto a Tokyo per impegni di lavoro.

Io proseguo fino a Osaka dove incontro molti miei amici che avevano già lasciato la capitale nei giorni precedenti. C’è chi per motivi di lavoro o personali sta tentando di rientrare in Italia e chi come me si sente a disagio per essersene andato e attende fiducioso una stabilizzazione della situazione.

Si inizia anche a pensare a come si può aiutare, tra donazioni in denaro o offerte di prodotti utili. Data la difficoltà nel reperire determinati prodotti sia nelle zone più colpite che nella capitale, la cosa più sensata oltre alle donazioni in denaro pare infatti comprare e spedire a chi si occupa dei soccorsi i beni di prima necessità.

Nel pomeriggio sono raggiunta dal mio ragazzo e da suo fratello. I genitori hanno infine deciso di rimanere a Ibaraki insieme ai nonni e al resto della famiglia, anche se ancora scarseggiano elettricità e acqua corrente.

Avendo lasciato casa è difficile tenersi aggiornati come prima sugli sviluppi, ma tra internet e il passaparola con gli amici via telefono o facebook (mai stato così utile a molti di noi come ora!) riusciamo ad avere tutte le informazioni necessarie.

Seguiamo i tentativi volti a raffreddare i reattori e a rifornire di acqua le vasche di contenimento del materiale radioattivo esausto, e accogliamo con entusiasmo la notizia che dovrebbero essere in grado a breve di ricollegare la centrale con la rete elettrica. Si spera che questo sia un punto di svolta per il processo di raffreddamento, anche se dato il tempo passato la temperatura residua all’interno dei reattori dovrebbe essere ormai significativamente diminuita.

Nel frattempo si susseguono gli aggiornamenti via email dell’Ambasciata Italiana che ha anche provveduto a far arrivare in Giappone un nucleo della Protezione Civile Italiana per aiutare nell’emergenza.

Anche le loro misurazioni del livello di radiazione nella zona metropolitana di Tokyo confermano che non c’è contaminazione né pericolo per la salute al momento. Tutto questo contribuisce a tranquillizzarci.

Il Governo tramite l’Ambasciata pare stia anche provvedendo a fornire dei posti su un volo di sola andata verso l’Italia per famiglie con bambini, donne in dolce attesa, anziani, persone bisognose di cure mediche e insomma per tutti i soggetti più deboli che non abbiano la possibilità di comprare un biglietto.

Accolgo con gioia la notizia pensando agli amici che di trovano in questo tipo di situazione ma rimango stabile nella mia volontà di non lasciare il paese.

Dopo aver salutato gli amici che rimangono a Osaka ci spostiamo a Kobe, dove arriviamo stremati verso l’una di notte.

Venerdì mattina a Kobe è una bellissima giornata, anche se fa ancora piuttosto freddo. Dopo la consueta dose mattutina di news e giornali giriamo un po’ per la città. È straordinario pensare a come questa vivace città i cui oggi la vita scorre normale, solo una quindicina di anni fa è stata teatro di uno dei terremoti più disastrosi del Giappone. La visione dei cittadini di Kobe indaffarati nelle loro occupazioni di sempre mi ricorda ancora una volta la capacità di rialzarsi e andare avanti di questo paese e del suo popolo, e mi rinfranca.

Ora ci prepariamo a raggiungere la campagna fuori città dove saremo ospiti della nonna del mio ragazzo per qualche giorno.

Sento definitivamente crescere la fiducia in una veloce risoluzione della situazione e aspetto impaziente di organizzare il mio rientro in città lunedì.

Per gli altri articoli di Erica, clicca qui www.varesenews.it

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