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“La qualità delle acque lombarde” al centro di valutazioni dopo la procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea

21 Marzo 2011

Disporre di informazioni attendibili sullo stato delle fognature e dei trattamenti di depurazione e sulla definizione degli scarichi urbani e industriali (il 2,5% dei reflui urbani non viene ancora trattato); realizzare reti fognarie in tutti le aree dove vi è una presenza residenziale o di attività economiche; provvedere al trattamento dei reflui in maniera tale che, dopo il passaggio negli impianti di depurazione, il fosforo e l’azoto siano ridotti del 75% nelle acque in uscita; effettuare maggiori controlli sullo scarico e smaltimento delle acque e dei derivati del trattamento di depurazione.

Sono questi i quattro obiettivi principali a cui deve tendere la Lombardia per migliorare la qualità delle proprie acque, come emerso dai lavori del convegno tenutosi oggi in Regione e promosso dal Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione del Consiglio regionale.

I lavori sono stati introdotti dal Vice Presidente del Consiglio Franco Nicoli Cristiani (PdL), mentre il Presidente del Comitato Paritetico Alessandro Alfieri (PD) ha fatto luce sulla direttiva europea in materia di qualità delle acque e sulla situazione attuale delle acque lombarde: successivamente è intervenuto l’Assessore regionale all’Ambiente Marcello Raimondi (PdL), mentre le conclusioni sono affidate al Consigliere Roberto Pedretti (Lega Nord).

Come ha spiegato Alfieri, le maggiori criticità attuali riguardano i servizi di fognatura e depurazione, ancora lontani dagli obiettivi previsti dalla normativa ambientale europea. Una parte di cittadini infatti risulta tutt’oggi non coperta dal servizio di fognatura. La copertura del servizio di depurazione è parziale e vi sono zone dove parte del carico civile e industriale non risulta ancora collettato al sistema depurativo. Per questi motivi, la Lombardia è interessata da una procedura di infrazione per il mancato rispetto della direttiva comunitaria in materia (91/271) e rischia di ricevere pesanti sanzioni. L’Unione Europea infatti ha indicato un primo elenco di 136 casi di aree con più di 10 mila abitanti non conformi alla direttiva. “L’assessorato regionale all’Ambiente –ha spiegato l’assessore Marcello Raimondi- per 100 di questi casi ha ottenuto le informazioni relative alla percentuale di copertura delle fognature, mentre 36 casi risultano ancora non conformi per impianti di depurazione sottodimensionati o perché non collettati. Stiamo in ogni caso predisponendo gli interventi per normalizzare lo stato di cose”.

“In questa situazione –ha spiegato Alessandro Alfieri- si trova ancora una piccola parte del territorio regionale e l’auspicio è che questo incontro possa essere utile a mettere in moto i provvedimenti necessari: servono in tempi brevi più risorse, più interventi, più depuratori, consapevoli che il raggiungimento degli standard qualitativi ottimali delle nostre acque potrebbe anche comportare un graduale adeguamento delle tariffe”.

“La qualità dell’acqua –ha evidenziato il Vice Presidente Franco Nicoli Cristiani- passa necessariamente attraverso investimenti mirati e significativi su depuratori e fognature e importante in tale direzione sarà anche il ruolo dei privati: ci auguriamo –ha aggiunto Nicoli- che questa prima iniziativa sia uno stimolo in grado di rimettere al centro dell’attenzione non solo il tema della qualità del nostro patrimonio idrico e della sua tutela, ma anche quello dello sviluppo di attività economiche connesse ai processi di sostenibilità ambientale”.

Al dibattito, coordinato dal presidente della Commissione regionale “Agricoltura” Carlo Saffioti (PdL), sono intervenuti rappresentanti delle Province, dei Comuni capoluogo lombardi, delle Autorità d’Ambito e alcuni gestori del servizio idrico regionale. “Siamo di fronte –ha detto Saffioti- a una situazione complessa e critica, complice l’alta industrializzazione e concentrazione demografica della nostra regione. Bisogna però lasciare da parte ogni demagogia, superare il problema della privatizzazione dell’acqua perché è un problema che non si pone, superare la frammentazione esistente e privilegiare nell’affido della gestione i soggetti in reale possesso di capacità e competenze”. Conclusioni affidate a Roberto Pedretti, componente del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione: “L’appuntamento di oggi è importante e significativo –ha evidenziato Pedretti- perché segna un momento utile di confronto tra i vari livelli istituzionali e gli operatori di settore: è un metodo, questo, che ci auguriamo diventi la regola e non l’eccezione, perché il risultato dell’azione regionale sia sempre migliore e rispondente alle reali aspettative del territorio”.

Escludendo l’ATO di Lodi e quello della città di Milano, in tutti gli altri si è ancora lontani dalla gestione del servizio idrico integrato da parte di un unico operatore. Permangono diverse gestioni affidate senza procedure ad evidenza pubblica e 702 gestioni in economia, difformi da quanto previsto dalla normativa attuale. Le disposizioni vigenti suggeriscono oggi la progressiva integrazione dei servizi e l’aumento delle gestioni unitarie. Sul territorio regionale sono attivi 143 operatori che hanno in carico 175 gestioni negli ATO lombardi. “La numerosità degli attori e la frammentazione delle loro competenze –ha evidenziato Alessandro Alfieri- allo stato attuale costituiscono un problema a cui occorre trovare rapida soluzione”.

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