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Fotovoltaico: stop agli incentivi? Una doccia fredda per il comparto brianzolo

22 Marzo 2011

pannelli_solari_2_mbDopo l’approvazione del decreto Rinnovabili, presentato dal ministro Romani, il Governo ha promesso che entro i prossimi giorni verranno aperti nuovi tavoli tecnici per cercare di venire incontro alle richieste sollevate dal settore del fotovoltaico.

Un duro colpo per il comparto che potrà godere degli incentivi (fissati nell’agosto 2010 ed entrati in vigore il 1° gennaio 2011) solo fino al 31 maggio 2011, e non più fino al 2013. Successivamente verranno stabilite nuove tariffe e nuove modalità di incentivazione – ridotte rispetto a quelle stabilite 6 mesi prima – che saranno rese note ad aprile.

Le aziende non nascondono le perplessità, anche in Brianza, dove il giro d’affari per le imprese attive nei diversi settori delle energie rinnovabili (circa un centinaio in tutto il territorio di Monza e Brianza) è stimato in circa 350 milioni di euro dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza.

«Il decreto è inopportuno per metodo e contenuto – ha chiosato Alberto Martinoni, titolare della Solareco di Usmate Velate – Il Governo non può contraddirsi dopo sei mesi su un provvedimento su cui le aziende hanno fatto investimenti per tre anni. Questa decisione comporta, prima di tutto, il blocco degli ordini in attesa di sviluppi e crea tensioni sul mercato».

Per il direttore generale della Mx Group di Villasanta, Filippo Levati, si tratta di «un fatto estremamente negativo». Il decreto, infatti, «bloccherebbe di fatto gli investimenti in corso lungo l’intera filiera del fotovoltaico in Italia, pregiudicandone non solo lo sviluppo, ma la sua stessa esistenza con inevitabili e drammatiche ricadute occupazionali e sociali, specialmente su molti degli operatori nazionali. La comunità nel suo complesso perde molto perché ormai in Europa (e nel mondo) le fonti rinnovabili non sono più marginali e i dati sugli investimenti mostrano un trend incontrovertibile di crescita: le rinnovabili sono inoltre una condizione ormai irrinunciabile delle politiche energetiche di multi stati europei».

Dati alla mano, Paolo Rocco Viscontini, presidente e AD della Enerpoint di Desio, traduce in numeri lo stop degli incentivi: «A rischio ci sono investimenti per miliardi di euro, la sopravvivenza di 2mila aziende e oltre 100mila lavoratori. Senza regole certe fare impresa è impossibile». E intanto l’azienda brianzola lancia un occhio all’estero. «La nostra visione e strategia ci ha portato già da alcuni anni ad affacciarci sui mercati internazionali: prima esperienza in Germania (1° mercato al mondo) con una filiale che ha chiuso il 2010 con 39 milioni di euro e ora in Israele (mercato emergente) con una filiale aperta da poche settimane – ha spiegato Viscontini – Certamente il processo di internazionalizzazione, per noi strategico, andrà avanti guardando a nuovi mercati».

Secondo Marco Gehring, amministratore delegato di Solarday: «Come uno dei primi produttori italiani di moduli chiediamo che queste realtà industriali possano emergere al meglio, contribuendo allo sviluppo economico dell’Italia. Chiediamo però regole chiare e certezza del diritto poiché le continue polemiche di questi giorni creano solo un clima di incertezza, scoraggiando gli investitori e creando confusione nei consumatori. Siamo concordi nella regolamentazione del settore che deve premiare i piccoli impianti favorendo le realtà locali, così come crediamo nella necessità di contrastare operazioni speculative che non consentono una crescita sana di questo comparto. Gli incentivi sono ancora necessari per accompagnare la crescita del mercato nei prossimi anni». 

Sull’alternativa nucleare, su cui fra pochi mesi saremo chiamati ad esprimerci attraverso un referendum, le tre aziende brianzole hanno le idee chiare. «Credo che l’Italia abbia perso un sacco di treni, il rammarico è quello di non aver fatto nulla prima. Non sono contrario, ma a parità di investimenti non ho dubbi: viva le energie verdi», ha detto Martinoni della Solareco. Sulla stessa linea di pensiero anche Levati di Mx Group: «Noi riteniamo che un mix bilanciato sia la giusta scelta per la politica energetica del paese. Il vero tema non è in questo caso la validità della scelta o degli enormi rischi sottesi, ma la sua economicità di fondo rispetto ad altre alternative oltre che alla conformazione del territorio, che nel caso dell’Italia non si presta molto a questa scelta». Fermamente contrario, invece, Viscontini di Enerpoint: «Non è la risposta ai problemi energetici perché non risolve il problema della dipendenza energetica da altri paesi, è troppo costoso, è troppo rischioso ed è dannoso alla salute».

 

Ultimo aggiornamento alle 13.00 di mercoledì 23 marzo

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