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Europa, la Lombardia reclama politiche per il rilancio di crescita e occupazione

22 Marzo 2011

Sostenere l’occupazione; salvaguardare le aziende e le banche da scalate straniere; aumentare le risorse per la lotta all’inquinamento; gestire le frontiere con la redistribuzione del carico di accoglienza; investire sulla qualità dei prodotti agricoli aumentando l’uso di indicazioni geografiche tipiche e attraverso una modifica della distribuzione dei fondi, che dovranno essere proporzionali al valore delle produzioni e non all’estensione del terreno coltivato.

Sono alcune delle linee guida che la Lombardia evidenzia all’Europa per il programma di lavoro 2011 di Bruxelles. Le necessità lombarde sono contenute in una Risoluzione approvata oggi dalla Commissione Bilancio (favorevoli PdL, Lega Nord e Pd, astenuta Sel), presieduta da Fabrizio Cecchetti (Lega Nord), che andrà al vaglio dell’Aula per il via libera definitivo il 29 marzo prossimo.

Martedì prossimo, infatti, il parlamento regionale, per la prima volta, si riunirà in Sessione comunitaria per evidenziare, nello spirito del Trattato di Lisbona del 2009 che rafforza l’applicazione del principio di sussidiarietà e con esso dunque il ruolo delle Assemblee legislative regionali negli atti dell’Unione europea, le priorità di azione che la Lombardia evidenzia affinché la “Regione che produce quasi un quarto del Pil d’Italia e fra le più dinamiche e ricche non solo d’Europa ma del mondo – come ha evidenziato il Presidente della Commissione Fabrizio Cecchetti – torni ad essere motore si sviluppo e ad innescare quella ripresa grazie la quale tutto il sistema Italia ne trarrà beneficio”.

Il relatore del provvedimento, Massimiliano Romeo (Lega Nord), parla di “documento storico”. “La Risoluzione – sottolinea Romeo – evidenzia tra l’altro un problema riguardante il contrasto all’immigrazione clandestina reso attualissimo dagli avvenimenti che stanno interessando il Nord Africa. Vengono in questo modo condivise le proposte del Ministro dell’Interno, Maroni, che ha sollecitato l’Europa a farsi comunemente carico del problema. La Risoluzione – ha aggiunto Romeo – è frutto di un lavoro bipartisan che ha interessato tutte le Commissioni del parlamento lombardo e nella quale sono confluite le sollecitazioni e le aspettative di tutti i gruppi. Oggi la Lombardia parla con una voce sola e questo è un grande risultato”.

Soddisfatto il Partito Democratico che ha votato a favore del documento. La Risoluzione è stata integrata in Commissione Bilancio con emendamenti presentati dal Pd riguardanti il “pacchetto aeroporti”, il”libro bianco sul futuro dei trasporti”, la lotta alla povertà attraverso “un grande investimento culturale e sociale che deve coniugarsi all’incremento delle opportunità di lavoro” e l’implementazione della previdenza integrativa e di altre forme di welfare integrativo per le nuove generazioni, sia su basi aziendali che regionali. Inserito anche un passaggio, sempre proposta dal Partito Democratico, sull’impegno “delle istituzioni europee e nazionali contro la criminalità” anche attraverso “lo sviluppo all’interno della Ue di un approccio coordinato e condiviso per il contrasto ai fenomeni criminali più rilevanti e per il sostegno ai cittadini vittime di reati”.

Il Consigliere Enrico Brambilla ha parlato di “lavoro apprezzabile”, di “documento ben equilibrato che tiene conto delle diverse sensibilità. Quello che è mancato – ha aggiunto Brambilla – è il confronto con la Giunta che avrebbe dovuto presentare una relazione sullo stato di attuazione delle direttive comunitarie. Questo passaggio era previsto dalla Sessione comunitaria ma è venuto meno perché la Giunta ha fatto mancare il documento di analisi e confronto”.

La Commissione ha accolto anche alcuni emendamenti presentati da Sinistra-Ecologia e Libertà riguardanti l’attuazione di norme e indirizzo di controllo sui capitali speculativi, o comunque orientati alla redditività a breve, e per l’emissione di Bond europei, ritenuti “un fattore di sicurezza”. Per la capogruppo di Sel, Chiara Cremonesi, che ha espresso voto di astensione, la Risoluzione è lacunosa su alcune questioni: “Il nostro voto – ha detto Cremonesi – è stato di astensione perché mancano accenni sulla politica energetica e non è stato recepito il passaggio su diritti e cittadinanza. Riproporremo in Aula queste nostre proposte che a nostro avviso non possono mancare in un Documento come questo”.

Nelle 15 pagine del documento, si toccano tutte le più importanti questioni. La Lombardia chiede all’Unione europea strumenti normativi adeguati per limitare e controllare più attentamente l’ingresso dei fondi sovrani negli istituti bancari e delle società di interesse strategico ed evitare in questo modo “situazioni simili a quelle della tentata scalata libica a UniCredit” e maggiori investimenti per la ricerca sanitaria e scientifica definita “mezzo principe di salvaguardia e sviluppo dell’eccellenza sanitaria lombarda”. Viene sollecitata anche più tempo e risorse per “riportare l’inquinamento atmosferico dei nostri territori a livelli ritenuti accettabili dalla normativa comunitaria”. Ma, avverte, senza penalizzare le imprese “perché le misure di efficienza energetica devono rappresentare uno stimolo all’innovazione e non un aggravio di costi”. La Risoluzione pone poi le questioni riguardanti il sostegno che Bruxelles fornisce alle piccole e medie imprese e al loro processo di internazionalizzazione anche verso i mercati extra Ue delle potenze emergenti come Cina,Russia, Brasile e India. L’appoggio Ue è ritenuto “apprezzabile” ma il documento evidenzia all’Europa che tale sostegno deve avvenire “senza che l’esternalizzazione delle attività economiche provochi una diminuzione del livello occupazionale nelle aree origine delle imprese stesse”.

Viene sollecitata una “gestione intelligente” delle frontiere. Il documento sottolinea infatti che “l’Europa deve farsi carico comunemente del problema dell’afflusso dei migranti dal Nord Africa con un pattugliamento congiunto nel Mediterraneo e una redistribuzione del carico dell’accoglienza”. Attenzione particolare è anche dedicata alle politiche agricole per le quali si ritiene fondamentale “investire sempre più sulla qualità dei prodotti, implementando l’uso di indicazioni geografiche e favorendo la tracciabilità dei prodotti”. La Risoluzione avverte però che deve essere cambiata la modalità sulla distribuzione dei fondi per l’agricoltura, che devono esser proporzionali al valore aggiunto delle produzione anziché elargiti in base all’estensione del terreno coltivato.

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