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Donne e impresa: la sfida dell’Unione Europea

7 Marzo 2011

logo_europaQuante donne siedono nei consigli di amministrazione delle imprese europee? Ancora troppo poche. Solo un membro su dieci è donna e nel 97% dei casi l’amministratore delegato è uomo. Secondo un recente rapporto sulle maggiori imprese quotate in borsa di dieci Paesi europei, le donne rappresentano in media il 12% dei membri dei cda; la media italiana rimane decisamente sotto la media, attorno al 4%.

Questo tema è stato affrontato per la prima volta dalla Commissione europea nel settembre 2010 quando, su proposta della Vicepresidente Reding, è stata lanciata la Strategia per la parità tra donne e uomini per il prossimo quinquennio, che intende “esaminare iniziative mirate al miglioramento della parità di genere nei processi decisionali”. Promuovere una maggiore parità nel processo decisionale è anche uno degli obiettivi della Carta delle donne presentata dal Presidente Barroso e dalla stessa Reding nel marzo 2010.

Del resto, i vantaggi di una leadership femminile sono reali non solo per l’economia ma per le stesse imprese. Dagli studi compiuti emerge infatti un nesso molto stretto tra equilibrio di genere e prestazioni in termini di creatività, innovazione, rendicontazione finanziaria, audit e controllo interno. Le imprese amiche delle donne sono inoltre in grado di esercitare un’attrattiva maggiore sulla clientela e sui talenti femminili.

Tuttavia le differenze sussistono anche nella retribuzione: nell’Unione europea le donne guadagnano in media il 17,5% in meno degli uomini e negli ultimi anni questo divario non si è affatto ridotto. L’Italia si colloca al primo posto nella classifica europea, con un divario di solo 4,4%.

Rimane ancora molto da fare, soprattutto per la categoria delle mamme lavoratrici: in Europa, nella fascia compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione è inferiore del 11,5% rispetto a quello delle donne senza figli, mentre nel caso dei padri la situazione è rovesciata, con un numero di padri con un posto di lavoro dell’8,5% più alto di quello dei maschi senza figli.

Il rapporto sulla parità di genere sottolinea inoltre che, nonostante la generale tendenza positiva, i progressi restano assai lenti. Il divario tra il tasso di occupazione femminile e maschile nell’Unione si è ridotto nel 2009-2010 passando dal 13,3% al 12,9%, con un tasso di occupazione femminile oggi pari al 62,5%. L’Italia registra un tasso di occupazione maschile supera di 22 punti percentuali quello femminile (dato al II trimestre 2009).

Le donne infine rappresentano 59% dei laureati in Europa, ma sul piano della carriera le donne sono ampiamente sorpassate dai colleghi maschi. L’Italia rispecchia la media europea, con il 60% di donne laureate e il 40% uomini. Eppure il 22% delle laureate non lavora, contro il 9% degli uomini. Questo serbatoio sottoutilizzato di manodopera qualificata rappresenta un potenziale economico non adeguatamente sfruttato.

La Commissione sta lavorando per migliorare la situazione e avrà uno scambio di opinioni con le imprese e le parti sociali per appurare quali misure abbiano preso o intendano prendere in un futuro prossimo per migliorare l’equilibrio tra i generi nei consigli di amministrazione. Nei prossimi 12 mesi la Commissione farà un monitoraggio serrato dei progressi compiuti e valuterà in seguito se siano necessarie altre misure.

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