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Distributore idrocarburi, verde mangia verde. Storia di un paradosso

14 Marzo 2011

parcodimonza1Curioso, così si può definire il paradosso che ombreggia il progetto distributore di idrocarburi all’interno del Parco di Monza. La nobiltà d’animo che sembra spingere Sias, comune di Monza e consiglio dei Ministri a includere nel più grandi polmone verde cintato d’Europa un erogatore di benzine pulite.

Metano, idrometano, gpl, idrogeno gassoso, idrogeno liquido, più, pare, due colonnine per ricaricare motori elettrici, cozza, inevitabilmente, con l’issarsi di strutture architettoniche a discapito di alberi e di porzioni di parco, 8.800 metri quadrati, zona Santa Maria delle Selve, ingresso di Biassono.

 

Insomma, benzine verdi che mangiano verde nel nome del verde. Carburanti green e studi annessi contro radici e foglie di prato, seppure «poco pregevoli e degradati», nella definizione di Paolo Guaitamacchi, presidente Sias. Il tutto offuscato da intrallazzi politici e interessi economici, manovre sfumate, colossi imprenditoriali che vogliono essere della partita e, già che siamo, un bel restyling da un paio di milioni per campeggio e piscina.

Fischiano le orecchie di Dario Allevi, presidente della provincia brianzola, che si è esposto come non mai sulla questione. Dopo il pericolo scippo Gran Premio, ecco un’altra tematica non di competenza diretta in quel di via Grossi ma caricata sulle forti spalle dell’eco-crociato Allevi, che ha giurato battaglia al proposito, figlio della volontà di Giorgio Beghella Bartoli, direttore tecnico Sias, il quale, ora, non parla con la stampa, «c’è un presidente (Guaitamacchi, eletto lo scorso 23 dicembre e, di fatto, ereditario della querelle, ndr), a queste cose ci pensa lui».

Sovrintendenza Parco, Parco Valle del Lambro, Comitato ‘Cederna’, dopo avere espresso il loro prevedibile diniego, stanno alla finestra e attendono sviluppi. Piero Malegori, invece, sindaco di Biassono, si è già prefigurato l’intasamento della provinciale antistante il distributore green, e insorge, «almeno mi avessero chiesto un parere». E invece no. E invece minaccia una zona a traffico limitato, «a mali estremi estremi rimedi: passeranno solo i residenti, ma spero prevalga il buonsenso». Un’interpretazione che qualche maligno ha già tradotto: dovevate chiedere, non avete chiesto, e allora vi faccio vedere come a casa mia, comando io… però, dai, se chiedete, anche in ritardo, una soluzione la troviamo.

In conclusione, un distributore di benzine, per quanto verdi, stride o meno con il contesto del Parco di Monza? L’andirivieni di automezzi, che è lecito proiettare, danneggeranno ulteriormente gli equilibri già precari del parco? O è un prezzo da pagare per studiare e ovviare e rendere l’Autodromo nazionale di Monza un centro di riferimento per i carburanti green? Per avere benzine sempre meno inquinanti e alleggerire globalmente il sistema?

Chissà.

Forse, traslando il lodevole progetto in altro lido, si potrebbero avere entrambe le cose: studi sulle benzine e Parco intatto.

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