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Arcore non vuole la fabbrica della morte, ma perché?

9 Marzo 2011

betonaggio-arcore-assemblea-mbNeanche il cinema all’aperto fa uscire di casa la gente. Figuriamoci se si esce in una fredda notte di marzo. Eppure ieri sera gli arcoresi c’erano. Ed erano in tanti, qualche centinaio, a dire di “no” all’impianto di calcestruzzo e asfalto che presto potrebbe avere come sede in città. Ma perchè dire di no?  Perché inquina. Eppure l’Arpa e la Asl hanno dato parere favorevole decretando, l’assoluta “potabilità” di quel tipo di attività. Perché porterà traffico e rumore. Eppure l’impatto ambientale è stato valutato non impattante. Ma la gente ieri, gli arcoresi in centinaia hanno detto “no”. A mio parere un “no” simbolico.

Sono convinto che l’impianto di betonaggio non sarà più terrificante di quello che c’era a soli 200-300 metri ad Usmate Velate. Alcuni ricordano gli odori e le polveri di quell’impianto che è stato chiuso recentemente, perchè là dov’era passerà Pedemontana.

Il “no” simbolico arriva come un clistere a ripulire quelle politiche urbanistiche e ambientali che non fanno più dormire sonni tranquilli neppure ad Arcore, neppure nella ridente frazione di Bernate. Un’isola felice indubbiamente, ma che tra qualche anno potrebbe trasformarsi in ghetto cementificato tra Pedemontata (al posto dei boschi)  e nuove fabbriche (al posto dei campi).
Gli arcoresi non vogliono questo impianto (d’altronde è indubbio che di svantaggi ne porterà, come per esempio, da subito, la svalutazione parziale delle case della zona) e sicuramente non vogliono più che si costruisca, che si urbanizzi, che si consumi il territorio. Non l’hanno detto, ma si è capito.

betonaggio-arcore-piantina-mbLa preoccupazione più grande dei Brianzaoli è legata alle questioni ambientali, lo ha detto Mannheimer in sondaggio coraggiosissimo sponsorizzato dalla Provincia guidata da Dario Allevi. Gli arcoresi non sono certo meno brianzoli degli altri.

Arcore va verso un indice di consumo del suolo di oltre il 60%, uno dei  più alti del territorio targato MB.

Il problema non è una fabbrica in più o una in meno, ma avere la prospettiva che i nostri paesi diventino città estese, come Sesto San Giovanni è diventata parte di Milano. Il problema è saper se i politici che ci sono stanno pensando in grande, ovvero a piani di governo del territorio da qui a 100 anni (e non sto esagerando) o solo da qui a 3, massimo 4 anni, perché poi tanto si vota e si vedrà…
I malumori di ieri, espressi tra l’altro in uno dei noti feudi di centro destra della città di Arcore, devono essere d’insegnamento per qualcosa di diverso, per un approccio migliore e forse più partecipato delle questioni territoriali.

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