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Agrate: il sottosegretario Mantica parla di Libia e medioriente

7 Marzo 2011

agrate-fare-occidenteSerata dedicata ai conflitti che stanno mettendo a soqquadro il medioriente, e in particolar modo il nord Africa, quella di ieri alla Cittadella della cultura di Agrate Brianza, organizzata dall’associazione culturale “Fare occidente”.

Presente al convegno “L’Italia di fronte ai fuochi in medioriente”, oltre a Norberto Mauri di “Fare occidente Agrate”, il presidente della provincia Dario Allevi, il sottosegretario di stato agli esteri Alfredo Mantica, Roberto Alboni, consigliere regionale del Pdl, e il consigliere provinciale del Pdl Rosario Mancino.

Il tema affrontato è sicuramente uno dei più caldi di questi giorni: la guerra in Libia, le rivolte in Tunisia e Egitto e le grandi migrazioni che stanno interessando le coste meridionali dell’Italia, dando molte preoccupazioni al governo che ha richiesto tempestivamente l’aiuto dell’unione europea per far fronte a questo esodo. Da quanto ipotizzato dal sottosegretario Mantica in un mese potrebbero sbarcare a Lampedusa circa 50.000 profughi, una stima in eccesso, ma molto vicina alla realtà, tra cui potrebbero annidarsi anche molte persone fuggite dalle carceri. Ma il sottosegretario Mantica descrive un mondo arabo, che dice di conoscere molto bene, anche se molto diverso dalla nostra cultura.agrate-fare-occidente2

«Non esiste un islam moderato e uno radicale – afferma il sottosegretario – la religione islamica è molto integralista e anche se molte persone si integrano facilmente nel nostro tessuto sociale, all’interno della famiglia manterranno sempre un atteggiamento “tradizionale”, riprove sono stati i casi delle giovani ragazze uccise dai padri perché volevano vivere all'”occidentale”. L’impatto fra il Corano e il mondo moderno è molto stridente: si dice che gli arabi non bevono alcol, forse non in pubblico, ma di nascosto l’abuso di bevande alcoliche è molto diffuso».

Mantica ha poi espresso i propri dubbi su quanto possano essere positivi questi cambiamenti nei paesi del nord Africa: «Bisogna capire chi verrà dopo questi regimi che per decenni hanno monopolizzato la vita di questi paesi, nel bene e nel male, dandogli una stabilità. Non è un’ipotesi errata parlare di un rischio di estremismo come avvenuto in Afghanistan, quindi, prima di cacciare Gheddafi si deve pensare a come muoversi, anche perché energicamente siamo in parte in mano alla Libia».

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