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“Se non ora, quando?”: da Arcore si leva la voce delle donne, ma la città è divisa

13 Febbraio 2011

Se_non_ora_quandoLa promessa è stata mantenuta. “Se non ora quando?”, l’evento nazionale in difesa della dignità delle donne che domenica ha portato ad Arcore oltre 300 persone non ha tradito il suo carattere pacifico e sostanzialmente apartitico. Ma mentre in largo Arienti il “popolo rosa” faceva sentire la sua voce per “porre fine alla mercificazione del gentil sesso”, in piazza Vela, dal banchetto del Pdl locale, altre donne esternavano il loro dissenso verso quella manifestazione.

Affluenza ben oltre le aspettavie, nonostante la Questura avesse ordinato uno spostamento in extremis per motivi di ordine pubblico: «Non ci aspettavamo tutta questa gente, – ha spiegato una delle organizzatrici – abbiamo stampato 200 tagliandi per i partecipanti, ma si sono rivelati insufficienti».  La macchina organizzativa ha funzionato senza intoppi, ed il pomeriggio si è snodato tra la lettura di poesie e testi dedicati al gentil sesso con l’accompagnamento “live” della banda musicale. Di grande effetto il mosaico collettivo di carta realizzato sul pavè della piazza, che, sotto la supervisione di Enrico Mason, è diventato il simbolo Se_non_ora_quando2dell’iniziativa. Nessuno scontro e nessun preciso riferimento politico, ma forse neanche troppa voglia di movimentare il pomeriggio: i partecipanti sono sembrati distaccati, passivi, quasi intimoriti dall’enorme quanto inutile dispiegamento di uomini messo in atto dalle forze dell’ordine.

Ironia della sorte, nel luogo originariamente destinato alla manifestazione  sventolavano i vessilli dello stand Pdl, con in prima fila due “big” al femminile: l’assessore alle Politiche giovanili di Monza Martina Sassoli e il coordinatore cittadino Serenella Corbetta. Quest’ultima ha dato sfogo alla vena polemica, mostrando distacco da ciò che accadeva a pochi passi dalla piazza: «Non condivido manifestazioni di questo tipo, che possono danneggiare un bisogno primario quale la sicurezza dei nostri cittadini». Uno stand in stile campagna elettorale, che ha sucitato l’ironia delle donne di largo Arienti: «Siamo stati trasferiti perché in piazza Vela eravamo una minaccia alla villa del premier, ma forse dovevamo solo lasciare spazio ai suoi fan più accaniti».

Guarda il video, clicca qui

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