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“Più potere legislativo ai parlamenti, incentivare la sburocratizzazione: lo Statuto regionale deve essere rivisto e proiettato verso il futuro”

4 Febbraio 2011

“Il nuovo Statuto regionale è moderno rispetto a un tempo antico, noi dobbiamo avere invece il coraggio e la capacità di saperlo adeguare e proiettare in quella che sarà la Lombardia tra vent’anni.

Siamo consapevoli che gli investimenti che occorre fare per migliorare la struttura regionale, se andranno nella direzione di una maggiore qualità ed efficienza, sono utili e necessari”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio regionale Davide Boni (Lega Nord) aprendo oggi il convegno “Democrazia e società della conoscenza: quale ruolo per le Assemblee legislative?” che si è tenuto nell’Auditorium del Consiglio regionale.

“Il potere legislativo è oggi troppo sbilanciato a favore dell’esecutivo –ha aggiunto Boni- e se l’esecutivo non legifera, il Consiglio non è in grado di produrre, come talvolta abbiamo potuto registrare anche in questi ultimi mesi. Solo un sistema parlamentare forte può produrre esecutivi forti, altrimenti è la sconfitta della politica”.

Il Presidente del Consiglio regionale ha quindi puntato il dito anche sulla necessità di una maggiore sburocratizzazione: “Oggi tra la pubblicazione di un bando e l’effettiva erogazione del contributo passano mediamente 863 giorni: sono tempi inaccettabili e insostenibili per i cittadini e le imprese, la Regione può e deve fare di più in questo settore”.

Durante il convegno è stata presentata una ricerca realizzata dall’Istituto Superiore per la Ricerca, la Statistica e la Formazione, illustrata da Alessandro Colombo e da Gloria Regonini del Dipartimento di Studi Sociali e Politici dell’Università degli Studi di Milano. La ricerca ha preso in esame due Paesi, gli Stati Uniti d’America e la Gran Bretagna, che hanno ristrutturato in modo significativo le funzioni delle loro assemblee legislative pur partendo da modelli istituzionali diversi (presidenziale e parlamentare).

Secondo quanto illustrato dai due ricercatori, il Consiglio regionale lombardo deve puntare soprattutto sull’incentivazione degli strumenti di partecipazione e consultazione da parte di cittadini e associazioni e sul potenziamento delle tecnologie e delle dotazioni informatiche, deve acquisire maggiori poteri di controllo, ottenere più facilità di accesso agli atti e aumentare il numero e la qualità delle ricerche e delle indagini conoscitive sugli effetti delle leggi approvate. La ricerca inoltre evidenzia la necessità che il neo istituito Comitato paritetico di controllo e valutazione diventi promotore dello sviluppo del ruolo del Consiglio regionale e che le Commissioni consiliari vengano investite di maggiori responsabilità e messe nelle condizioni di operare in modo più significativo nella rielaborazione di dati, statistiche, informazioni e rapporti. Auspicio finale è quello di una maggiore interazione tra il Consiglio regionale e i numerosi Istituti di ricerca, le Università e le Istituzioni scientifiche presenti in Lombardia, organizzazioni in grado di fornire un valido supporto alla crescita del ruolo e dell’importanza dei parlamenti.

Le conclusioni sono state affidate al Consigliere Segretario Carlo Spreafico (PD), che ha partecipato anche al dibattito coordinato dal Presidente della Commissione Affari Istituzionali Sante Zuffada (PdL). “Oggi bisogna fermare lo svuotamento di ruolo delle assemblee elettive che devono assolutamente tornare protagoniste della politica –ha detto Carlo Spreafico- perché rappresentano in modo compiuto il popolo che è il fondamento costituzionale del Paese. Lo Statuto regionale –ha aggiunto- ci consente di riequilibrare lo scarto esistente tra esecutivo e legislativo in Lombardia: serve però in tempi brevi approvare la nuova legge elettorale regionale che dovrà tra l’altro eliminare il listino del presidente e far eleggere tutti i Consiglieri con il voto di preferenza”.

“Lo Statuto è stato appena approvato –gli ha fatto eco Sante Zuffada- quindi necessita di qualche tempo di assestamento e eventuali, ulteriori modifiche devono essere ben ponderate. Sta piuttosto ai parlamenti saper cogliere e valorizzare le opportunità che offre il nuovo Statuto”.

 

 

 

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