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Monza: assoluzioni e riduzioni di pena per la famiglia Paparo, per il Tribunale non c’è associazione a delinquere

23 Febbraio 2011

monza-tribunale-MBMercoledì pomeriggio, Marcello Paparo, 46enne calabrese e ritenuto il “boss”, è stato condannato a sei anni, contro i 12 chiesti dall’accusa, che lo riteneva il vertice di un’associazione a delinquere di stampo magioso dedita agli appalti. Tra gli altri 14 imputati a vario titolo, Luana Paparo, figlia di Marcello, è stata assolta mentre lo zio Romualdo condannato a 4 anni.

I Paparo sono saltati all’attenzione degli investigatori per un sub appalto ottenuto per i cantieri dell’alta velocità delle Ferrovie dello Stato attraverso la P&P di Cernusco sul Naviglio. Le loro cooperative inoltre, associate nel consorzio Itaka di Brugherio, si procuravano appalti per servizi di facchinaggio in reti di grande distribuzione. Proprio da uno dei colossi dei supermercati, la Sma, era partita la prima denuncia per minacce. Le indagini, sviluppatesi in tre anni, avevano portato gli investigatori a ritenere che la famiglia avesse di fatto “espatriato” il metodo mafioso dalla Calabria per trapiantarlo in Lombardia, mantenendo alcuni rapporti con le ‘drine calabresi degli Arena e dei Nicoscia, ai quali, probabilmente, stavano iniziando a dare fastidio. Un attentato contro l’auto dei Paparo, aveva ufficialmente dato il via all’inchiesta, per la quale gli imputati sono stati accusati di estorsione, minacce, lesioni aggravate, porto abusivo di armi, ed associazione a delinquere di stampo mafioso.

 

La lunga ricostruzione delle attività criminali poste in atto dai Paparo, famiglia che per il Pm della Dda di Milano sarebbe collegata con i clan di Isola Capo Rizzuto, non ha però convinto i giudici che, evidentemente non hanno ritenuto attendibile l’affiliazione ad altre famiglie calabresi e la costituzione di una rete criminale tra Brianza e milanese. Il totale di condanne chiesto da Venditti, quasi un mese fa, aveva totalizzato pene per 60 anni, distribuite sui 14 imputati. Il legale di Marcello Paparo, Michele D’Agostino, ha però definito infondate e argomentate allo scopo di suggestionare, tutte le ricostruzioni dei Pm. La sua tesi, ascoltata in aula lo scorso 9 febbraio, era che le prove non erano assolutamente tangibili. Secondo D’Agostino infatti, nessuno dei dirigenti Sma si è mai espresso dichiarando di aver dato appalti a Paparo perché aveva paura.

 

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