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L’Italia insegue sull’innovazione: luci e ombre nella classifica dell’UE

5 Febbraio 2011

europa_carina_e_stellineOltre la metà delle imprese italiane, anche quelle piccole, vogliono fare innovazione, ma due su tre la fanno da sole, senza sfruttare i vantaggi di mettere in comune le risorse. Lo scarto tra le prestazioni sull’innovazione dell’UE e quelle dei suoi principali concorrenti internazionali come Stati Uniti e Giappone è ancora molto grande, e anche all’interno dell’UE le differenze sono notevoli.

Gli obiettivi quantitativi fissati dalla strategia dell’UE per la crescita economica “Europa 2020” sono ancora lontani: la spesa per innovazione e ricerca nell’UE è ancora sotto il 2% del PIL a fronte di un target dichiarato del 3 per cento.

Lo “Scoreboard”, la classifica annuale sull’innovazione che la Commissione europea ha appena pubblicato, contiene qualche dato promettente, in un quadro non omogeneo. Mentre l’Unione mantiene un chiaro vantaggio su India e Russia, il Brasile continua ad avanzare e la Cina la sta velocemente raggiungendo. Non ci sono dubbi sul fatto che il futuro dell’industria europea dipenda dai vantaggi che ha sul resto del mondo grazie alle sue competenze, e ricerca e innovazione sono lo strumento fondamentale per mantenerlo: più si ritarda e più si rischia di perdere competitività e anche opportunità di creare lavoro.

All’interno dell’UE la Svezia è in testa alla graduatoria, seguita da Danimarca, Finlandia e Germania. L’Italia si trova nel terzo gruppo di Paesi, quelli che stanno appena sotto la media europea e sono considerati “innovatori moderati”, insieme tra gli altri a Spagna e Polonia. Eppure, la struttura economica italiana, basata su un diffuso sistema di piccole e medie imprese e che deve la sua fortuna alla qualità dei prodotti e alle conoscenze che sono dietro i prodotti stessi, avrebbe un forte bisogno di rinforzare le strutture che favoriscono l’innovazione, come le reti d’impresa.

Il quadro dell’UE è molto dettagliato, come vuole l’iniziativa strategica “Unione dell’innovazione”, lanciata nell’autunno 2010 dai Commissari europei alla ricerca Máire Geoghegan-Quinn e all’industria Antonio Tajani, che hanno affermato: “Il quadro valutativo evidenzia che dobbiamo aumentare il nostro impegno per rendere l’Europa maggiormente innovativa, per raggiungere i nostri principali concorrenti e riprendere il cammino verso una crescita solida e sostenibile”.

La valutazione si basa su 25 indicatori relativi a ricerca e innovazione, raggruppati in tre principali categorie: gli “elementi abilitanti”, ovvero risorse umane, finanziamenti e aiuti, sistemi di ricerca aperti, di eccellenza e attrattivi, le “attività delle imprese” come investimenti, collaborazioni e attività imprenditoriali, patrimonio intellettuale, e i “risultati” che mostrano come l’innovazione si traduce in benefici per l’intera economia.

Le differenze maggiori si riscontrano nella categoria sulle imprese: l’UE è in ritardo soprattutto sui partenariati pubblico/privato, la spesa delle imprese per attività di ricerca e la tutela dei brevetti. Il deficit di innovazione dell’Europa deriva innanzitutto dal settore privato, e occorrono condizioni normative più incoraggianti, in particolare tramite un sistema di brevetti più efficiente. Il divario è particolarmente ampio e in rapido aumento per quanto riguarda le entrate dall’estero derivanti da licenze e brevetti.

L’UE ottiene invece risultati migliori rispetto agli USA nell’ambito della spesa pubblica per ricerca e sviluppo e delle esportazioni di servizi ad elevata intensità di conoscenze. A livello comunitario, il più grande programma di fondi direttamente gestito dalla Commissione è quello sulla ricerca, dotato di otre 50 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. La maggiore crescita recente degli indicatori di innovazione dell’UE riguarda i sistemi di ricerca aperti, di eccellenza e attrattivi (come pubblicazioni scientifiche internazionali, pubblicazioni ad alto impatto, dottorandi extraeuropei) e il patrimonio intellettuale (deposito di marchi UE, brevetti e disegni e modelli dell’UE).

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