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Lissone e i bar comunali. Fossati: «Se chiudono è colpa dei gestori»

16 Febbraio 2011

fossati-ambrogio-sindaco-lissoneIl bar del municipio e il bar del ‘Laghetto’. Due strutture che a Lissone sono state accostate a pizzo, telefonate anonime, brogli di appalto, minacce e querele. Da una parte l’amministrazione, a suo dire poco fortunata nelle assegnazioni, e dall’altra i gestori, che hanno accusato (e querelato) gli amministratori lissonesi di minacce e intimidazioni.

In particolare, più volte, è toccato a Fabio Meroni, ex sindaco di Lissone e oggi assessore provinciale, nonché capogruppo della Lega in città, essere al centro delle polemiche.

Oggi, al netto della doppia chiusura delle attività, i gestori hanno infatti annunciato di non volere rinunciare agli incarichi, attraverso una comunicato stampa, è il sindaco, Ambrogio Fossati, a tornare sulla faccenda: «Se il punto ristoro del laghetto prima e ora il bar interno del municipio hanno avuto qualche problema, ciò è dovuto ai gestori. Nessuna responsabilità può essere addebitata all’amministrazione comunale, se non quella di aver seguito scrupolosamente le regole e le leggi. In particolare, intorno alla vicenda del bar del municipio, la sensazione è che si stia facendo molto rumore per nulla, continuando a chiamare in causa il capogruppo della Lega Nord, Fabio Meroni, il quale non ricopre nessun ruolo, né giuridico né operativo, nella gestione del bar comunale. Una domanda sorge dunque spontanea: chi sta manovrando le fila di questo accanimento? Il sospetto è che si stia montando ad arte un caso politico, forse in vista delle elezioni comunali. I fatti, in ogni caso, smentiscono le illazioni e le false affermazione dell’ex gestore del bar comunale. Innanzitutto, il diniego alla richiesta di rateizzare l’affitto per il 2011 è motivato da fattori tecnici, non politici. C’è una precisa disposizione contrattuale, prescrive il pagamento anticipato del canone annuale di concessione in un’unica soluzione. L’anno scorso, in via del tutto eccezionale, è stata concessa la dilazione del canone. Ma non sarebbe stato possibile reiterare nuovamente tale eccezione, in quanto questa agevolazione avrebbe comportato di fatto una modifica dei termini contrattuali. Inoltre, avrebbe inficiato la parità di trattamento fra tutti gli operatori economici che, avendo a suo tempo partecipato alla procedura della gara in oggetto, avevano accettato la condizione dettata dal capitolato (fra cui il pagamento anticipato del canone annuale in un’unica soluzione). Risulta quindi del tutto incomprensibile l’affermazione del gestore che confidava in una proroga del contratto (in scadenza al 31 dicembre 2011) fino all’aprile 2012. Ciò sarebbe stato possibile solo nel caso in cui l’amministrazione avesse tardato nel definire la procedura per giungere all’affidamento del servizio per il successivo triennio. Ora, chi mai potrebbe aver garantito al gestore che l’amministrazione comunale non avrebbe definito detta procedura nei termini? Nessuno. E tanto basta per porre fine alle polemiche».

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