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Disastro Lambro: Giuseppe Tagliabue ascoltato per tre ore in Procura

24 Febbraio 2011

lombarda-petroli-paxGiuseppe Tagliabue, titolare insieme al cugino Rinaldo della “Lombarda Petroli”, l’ex raffineria adibita allo stoccaggio da cui un anno fa fuoriscirono quasi 3000 litri di olii combustibili nel fiume Lambro, è stato ascoltato oggi in Procura per quasi tre ore.

Tagliabue, 54 anni, è entrato negli uffici dei Pm Donata Costa ed Emma Gambardella alle dieci circa di giovedì, per uscirne solo alle tredici. «Sono un uomo riservato, non ho nulla da dire», ha dichiarato appena uscito da Palazzo di Giustizia, insieme al suo legale Giuseppe Bana.

Le indagini sul riversamento di migliaia di litri di olii combustibili nelle acque del fiume, verificatosi in seguito alla manomissione delle tre cisterne di stoccaggio all’interno degli stabilimenti Lombarda di Villasanta, proseguono su più fronti, e non è da escludere la richiesta di una proroga per l’acquisizione di ulteriori informazioni. Inizialmente, dopo aver ascoltato in più riprese tutti i dipendenti dell’azienda, gli inquirenti si sono focalizzati sull’identificazione degli autori materiali che, nella mattina del 23 febbraio scorso, hanno certamente aperto le valvole delle cisterne e di cui ancora oggi non è nota l’identità.

Con il passare delle settimane, si è fatta strada l’ipotesi di una ritorsione nei confronti dei Tagliabue, per interessi economici apparentemente legati alla proprietà dove sorge l’azienda che in futuro potrebbe essere venduta e rientrare nel progetto “Ecocity”. Ad oggi, i due titolari dell’azienda risultano indagati per sottrazione all’accertamento e al pagamento delle accise sugli olii minerali, ma potrebbe essere aggiunto anche il reato di disastro ambientale.
Secondo quanto dichiarato dal legale degli indagati, i cugini Tagliabue sarebbero solo vittime e totalmente estranei ai fatti ed è per questo che Giuseppe Tagliabue, ieri mattina, sarebbe andato di sua spontanea volontà in Procura per essere ascoltato dagli inquirenti. Restano da chiarire, però, i gravi ammanchi societari scoperti nelle ultime settimane, così come le discrepanze tra il quantitativo di combustibile dichiarato nei registri e quello stimato dai tecnici post attentato.
I Carabinieri della Compagnia di Monza e del Noa, in collaborazione con la Polizia Provinciale e Locale, proseguono senza sosta gli accertamenti.

 

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