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Arcore domenica di scontri, ma c’è stato molto di più…

9 Febbraio 2011

Caro Dirpopoloviola-mbettore,

Ieri, domenica 6 febbraio, ad Arcore c’eravamo anche noi, sei in tutto, per partecipare ad una manifestazione di protesta che ci sembrava giusta e per raccogliere le firme da inviare al presidente Napolitano.

Sono già alcune settimane che montiamo banchetti in diverse parti d’Italia per far conoscere e condividere con “normali cittadini” come noi l’appello per la difesa della scuola pubblica, minacciata da tagli e contro-riforme.

Ieri c’eravamo, quindi, da prima che la manifestazione cominciasse e siamo andati via dopo la sua fine. Per questo abbiamo dovuto constatare con rammarico che l’unica cosa che la stampa di ogni colore sembra aver colto di quella iniziativa di protesta contro una classe politica che riempie d’oro e di privilegi prostitute e papponi, mentre il Paese va in rovina, di quella bellissima manifestazione nelle cronache restano solo lanci di bottigliette e manganellate.

Ieri “la piazza” era molto diversa da quella descritta dai giornali, c’era tanta gente, che per ore si è data il cambio a cantare ed urlare la propria rabbia. A conferma del numero in molti, circa 850, si sono avvicinati al nostro banchetto e hanno fatto la fila per firmare la petizione. Persone “normali”, tantissime famiglie, coppie giovani e meno giovani, tanti con figli al seguito, anche piccolissimi. Facce tese e meno tese, sicuramente cittadini indignati e anche giustamente determinati, perché per tanti la misura è colma.

Quello che proprio non c’è stato possibile vedere, nel cuore della manifestazione, sono state le scene di violenza, perché ciò che la stampa ha rappresentato come l’episodio centrale della giornata di ieri è stato di fatto un episodio marginale, del quale i più, e tra questi noi, non hanno saputo nulla fino al ritorno a casa. Ma forse, vien da pensare, giova ai più perdersi in chiacchiere sul teatrino solito della rappresentazione degli scontri di piazza, per non dover parlare di quel popolo che vuole rialzare la testa e far sentire la propria voce, unico vero protagonista delle piazze di questi giorni.

 

 

 

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