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Le iniziative italiane ed europee a favore delle piccole e medie imprese

27 Gennaio 2011

L’Italia è il paese delle piccole e medie imprese, ma il quadro nel quale esse operano non è ancora all’altezza delle sfide di oggi, anche nei confronti degli altri Paesi europei. Il Ministero dello Sviluppo economico ha appena presentato il rapporto di attuazione dello “Small Business Act” sulle iniziative a sostegno delle PMI in Italia e nell’Europa a 27, mettendo a confronto quello che si fa per realizzare un obiettivo fondamentale della strategia di crescita economica in risposta alla crisi: mettere le PMI al centro dell’azione dell’Unione.

L’Italia è il Paese dell’UE con il maggior numero di imprese di piccole dimensioni: più di una PMI europea su cinque è italiana, e fa parte del gruppo di Stati a forte radicamento e diffusione di questa modalità imprenditoriale, insieme a Francia, Spagna e gli altri della zona mediterranea, ma anche con quelli scandinavi. Le PMI rappresentano il 99,8% del totale delle imprese europee, oltre nove su dieci hanno meno di dieci dipendenti,e  in esse sono occupati due terzi dei lavoratori europei. Le imprese artigiane sono 5 milioni, e la microimpresa italiana crea il 31,5% del valore aggiunto del Paese, mentre in Germania e Inghilterra il dato è circa la metà, e i dati sul’occupazione sono analoghi. Il riflesso negativo di questi numeri è sul fronte produttività: un lavoratore italiano “produce” in media 42,2 migliaia di euro l’anno, mentre i colleghi tedeschi e francesi superano i 55 mila euro e quelli britannici i 63 mila.

Lo Small Business Act dell’Unione europea, in vigore dalla fine del 2008, è ormai diventato il testo di riferimento per la politica di sostegno alle PMI nei Paesi dell’Unione europea, Italia compresa. La Direttiva italiana di attuazione dello SBA è datata 4 maggio 2010. La sua applicazione completa aumenterebbe il PIL del nostro Paese dell’1%, più della crescita prevista per i prossimi anni. In parallelo, la direttiva sui ritardi dei pagamenti, approvata in ottobre dal Parlamento europeo e da trasporre nell’ordinamento italiano entro due anni, promette di rimettere in circolo somme importanti (si parla di 180 miliardi di euro in tutt’Europa, un terzo dei quali solo nel nostro Paese) per alimentare il circolo virtuoso degli investimenti e della crescita.

L’Italia, in confronto agli altri Paesi UE, va bene sulla promozione dell’imprenditorialità e sull’accesso ai mercati, ma è ancora indietro su innovazione e accesso al credito. L’Amministrazione pubblica è scarsamente recettiva in Italia, come in Spagna: ad esempio, i costi di esecuzione dei contratti sono di gran lunga superiori alla media UE, così come i procedimenti per registrare una proprietà. Invece, i tempi sono più brevi in Italia per iniziare una nuova attività. Gli aiuti di Stato destinati alle PMI in Italia sono notevolmente di più rispetto alla media UE (37% contro 10% del totale), mentre sul fronte accesso al credito le difficoltà per ottenere un credito e i tempi di attesa sono molto superiori. In negativo spiccano i dati su competenze e innovazione: la percentuale di imprese che vendono o acquistano on-line in Italia (12%) è la metà di quella europea (23,5%), e le PMI che fanno innovazione in rete con altre imprese è del 4,3% contro l’11,6% dell’Europa. Abbastanza in linea con la media il dato sull’internazionalizzazione: il 27% delle imprese va all’estero.

Il Rapporto segnala i settori d’intervento sui quali si è già intervenuto, per il miglioramento dei rapporto tra pubblica amministrazione e imprese (con lo Sportello Unico per le attività produttive di settembre 2010, o la Comunicazione unica, tra gli altri), il sostengo a innovazione e internazionalizzazione, la partecipazione agli incentivi e l’accesso al credito (su quest’ultimo aspetto, il potenziamento del Fondo di Garanzia con 1,6 miliardi di euro disponibili anche a artigiani e cooperative). Si riconosce anche l’importante apporto, che cresce di mese in mese, dell’imprenditoria femminile, dell’artigianato e dell’imprenditoria extracomunitaria. Sono 251.000 le imprese italiane con titolare extra UE, tra le principali destinatarie delle misure di microcredito lanciate nel quadro dell’attuazione dello SBA. Al vaglio del Ministero c’è la proposta di legge annuale sulle PMI, che interverrà per favorire le forme di aggregazione tra le imprese, semplificare ulteriormente il quadro amministrativo e agevolare successione e trasmissione d’impresa.

Nel 2011 la Commissione europea provvederà a rivedere il testo dello SBA per mantenerlo aggiornato rispetto alle sfide sempre nuove che il mondo delle imprese ha di fronte. Il compito spetterà al Vicepresidente Tajani, che nei mesi scorsi ha potuto visitare molte realtà industriale e di distretto sul territorio, e questa settimana ha ripreso i contatti con il mondo imprenditoriale italiano in Emilia Romagna. La Commissione europea aspetta un forte contributo dal mondo delle PMI e dalle istituzioni italiane in questo processo.

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