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Commissione Agricoltura approva riforma del Servizio Idrico Integrato

26 Novembre 2010

L’acqua rimane sotto il controllo pubblico, le tariffe non aumentano, le Province assumono le competenze delle ex AATO (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale) e i Comuni vanno ad acquisire un ruolo importante all’interno della Conferenza nella quale saranno inseriti e dove esprimeranno parere vincolante. Questi, in sintesi, i contenuti del progetto di legge di riforma del Servizio Idrico Integrato, approvato questa mattina in Commissione Agricoltura presieduta da Carlo Saffioti (PdL), che è anche relatore del provvedimento, con il voto favorevole di PdL e Lega Nord e con il voto contrario del Partito Democratico. Il progetto di legge andrà ora all’esame del Consiglio regionale nella seduta di martedì 30 novembre. L’intervento legislativo si è reso necessario per adeguare l’organizzazione del Servizio Idrico Integrato regionale agli obblighi normativi che derivano dalle nuove disposizioni statali e dalle sentenze della Corte Costituzionale. La finanziaria dello scorso anno aveva infatti decretato la soppressione a partire dal 1 gennaio 2011 delle AATO e ha imposto l’obbligo di attribuire le loro funzioni ad altri soggetti da individuarsi con legge regionale.

La Regione ha scelto di attribuire le funzioni amministrative delle soppresse AATO alle Province e, limitatamente all’ambito della città di Milano, al Comune.

“La Costituzione assegna allo Stato la competenza sulla gestione dell’acqua e senza deleghe specifiche da parte dello Stato non è purtroppo possibile assegnare ai Comuni tale competenza: per questo motivo –ha detto il relatore Carlo Saffioti- ritengo che il provvedimento uscito dalla Commissione sia un ottimo provvedimento, che accoglie molte richieste degli Enti locali, rispetta le normative vigenti e pone le condizioni per migliorare ulteriormente il servizio. Inoltre –ha aggiunto Saffioti- questo provvedimento conferma grande attenzione al ruolo dei Comuni, cosa che invece non troviamo nei progetti di legge analoghi approvati in Emilia Romagna e Toscana”.

Per Francesco Prina (PD) “la titolarità dell’acqua doveva comunque essere mantenuta in capo ai Comuni, così come sempre avvenuto per oltre un secolo dopo il Regio Decreto. Ciò che il Re ha dato ai Comuni –ha detto Prina- Lega Nord e PdL ora lo hanno tolto”. Sorpreso dalle dichiarazioni di Prina si è detto il Vice Presidente della Commissione Dario Bianchi (Lega Nord), che ha evidenziato “come forse le dichiarazioni di Prina non tengano effettivamente conto delle normative vigenti. I Comuni sono e rimangono i titolari delle reti e saranno attori importanti nelle scelte strategiche inerenti il servizio idrico”.

Questi in sintesi i punti principali della riforma illustrati oggi in Commissione:

– L’organizzazione del servizio idrico integrato sarà gestita dalle Province tramite una struttura apposita, l’Ufficio d’Ambito, costituito come Azienda speciale, che può operare con una contabilità separata rispetto a quella della Provincia e pertanto non influire sul Patto di Stabilità di quest’ultima. L’istituzione dell’azienda speciale deve avvenire “senza aggravio di costi per l’ente locale”. Gli incarichi di presidente, consigliere e revisore dei conti devono essere svolti a titolo meramente onorifico e gratuito.

– Per assicurare un coinvolgimento concreto ed operativo dei Comuni nell’organizzazione del servizio, nel CdA dell’Azienda speciale deve essere garantita una rappresentanza significativa di maggioranza (almeno 3 consiglieri su 5) dei Comuni dell’ambito: un rappresentante dei Comuni con popolazione inferiore ai 3mila abitanti, uno dei Comuni tra 3mila e 15mila abitanti e uno dei Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti (non necessariamente il Comune capoluogo). I rappresentanti dei Comuni vengono nominati su indicazione della Conferenza dei Sindaci.

– I Comuni avranno un ruolo di primo piano grazie anche alla costituzione della Conferenza: ne faranno parte tutti i sindaci dei Comuni dell’ambito. La Conferenza deve rendere un parere vincolante e obbligatorio su tutti gli atti della Provincia relativi alla pianificazione d’ambito e alla determinazione della tariffa.

– Gli Enti locali hanno la facoltà di costituire una società patrimoniale (proprietaria delle reti), cui spettano le funzioni di progettazione preliminare per nuovi interventi programmati dal Piano d’Ambito, le attività di collaudo delle nuove infrastrutture e l’affidamento del servizio. Le società patrimoniali non svolgeranno compiti connessi alla gestione delle reti, che restano di competenza esclusiva del gestore unico affidatario del servizio.

– Prima della loro approvazione, i Piani d’Ambito dovranno essere inviati alla Regione, che ne verifica la coerenza con gli atti di programmazione e pianificazione regionale (Piano di tutela delle acque e Piano di distretto di bacino).

E’ stata infine introdotta su richiesta del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione una clausola valutativa secondo la quale ogni anno la Giunta regionale deve informare il Consiglio regionale sul processo di attuazione della legge e sui risultati prodotti.

 

 

 

 

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