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L’UE consulta i cittadini sui diritti delle vittime di reati

17 Agosto 2010

Ogni anno in Europa sono segnalati 30 milioni di reati gravi. L’UE sostiene la cooperazione per perseguire i criminali, ma cosa accade ai milioni di vittime di reato? La loro esperienza devastante può essere aggravata da un’indagine o da un processo difficili, da un’intrusione nella loro vita privata o dal trattamento poco rispettoso del loro caso. Ovunque si trovino nell’UE – sia nel loro paese, sia all’estero – le vittime hanno il diritto di essere trattate con rispetto, di ricevere sostegno, tutela, un risarcimento e di avere accesso alla giustizia.

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulla tutela e sul tipo di sostegno che ricevono le vittime e sulla necessità di miglioramenti. I risultati serviranno a preparare un pacchetto di norme e di misure pratiche da proporre nella prima metà del 2011. La consultazione terminerà il 30 settembre 2010 sul sito http://ec.europa.eu/justice_home/news/consulting_public/news_consulting_0053_en.htm.

“Ognuno di noi potrebbe essere vittima di reato e di violenza. Purtroppo accade a molti milioni di persone ogni anno. Non si può cancellare il danno causato, ma si possono attenuare le conseguenze del reato, aiutare le persone a riprendersi e assicurarsi che ricevano un trattamento adeguato e la giustizia che meritano” ha affermato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza.

Chiunque può essere vittima di un reato. Nel 2007 sono stati registrati 30 milioni di reati gravi e la maggior parte non vengono mai segnalati. Ogni anno un quarto circa della popolazione dell’UE (125 milioni di persone) subisce direttamente un reato. Sebbene nell’ultimo decennio le misure adottate dall’UE abbiano risolto alcune esigenze delle vittime, il loro impatto varia considerevolmente all’interno dell’UE. Per esempio i risarcimenti accordati e le procedure per richiederli sono diversi da uno Stato all’altro, e spesso complicate.

Come risolvere questi problemi? Attorno a questa domanda si svolge la consultazione pubblica appena lanciata dalla Commissione europea. I settori d’intervento sono cinque. Il primo è il trattamento delle vittime: Le vittime sono trattate con dignità e rispetto? Sono interrogate con tatto e ricevono risposte rapide alle loro domande? Poi la loro tutela: le vittime sono protette contro le ritorsioni e ulteriori ingiurie sia prima che dopo un reato? Come sono evitati i contatti con l’autore del reato? La tutela diminuisce se si attraversano le frontiere?

Terzo tema, quello del sostegno alla vittima. Dopo un reato, viene fornita un’assistenza fisica e psicologica a lungo termine? È prevista un’assistenza pratica per fornire aiuto per la richiesta di indennizzo o per le pratiche funerarie in caso di decesso? Sull’accesso alla giustizia il problema è come le vittime possono venire a conoscenza dei loro diritti e partecipare al procedimento giudiziario. Infine, il risarcimento. Le vittime devono portare avanti da soli la pretesa risarcitoria e fare eseguire la decisione rivolgendosi all’autore del reato?

La Commissione europea si aspetta risposte soprattutto da cittadini, organizzazioni, associazioni, organismi, istituzioni ed esperti che trattano le problematiche delle vittime sia a livello locale che internazionale. L’UE ha cominciato ad affrontare la questione dei diritti delle vittime nel 1999, attraverso una serie di norme entrate in vigore negli anni successivi. Qualche esempio: il numero 116 006 di assistenza telefonica alle vittime, il lancio del portale E-justice, che mette a disposizione schede d’informazione per le vittime, i negoziati sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori e la tratta degli esseri umani.

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