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U.S. “Silvia Tremolada”, a Monza i pionieri dello sport che abbatte le barriere nella disabilità

1 Luglio 2010

special-olympics-monza-nuotoQuando è nata, venticinque anni fa, erano pochissime le società sportive che si occupavano di persone disabili. Oggi i suoi 250 atleti sono tutti (pluripremiati) campioni. E se la U.S. Brianza “Silvia Tremolada” (www.usbrianza.ea26.com) è riuscita a portare i ragazzi in piscina, sulle piste da sci e sui campi di equitazione è merito dello spirito pionieristico dei dirigenti e dei tecnici che hanno creduto – da subito e sempre – nello sport come mezzo che abbatte ogni barriera.

Lo sport come medicina per lo spirito, che aiuta a superare le insicurezze e che serve per uscire dalla medicalizzazione e dall’assistenzialismo. Perché arrivare primi o arrivare ultimi significa, comunque, avercela messa tutta. E non è un caso se oggi è una delle società più titolate d’Italia.

«Cos’è lo sport per la “Silvia Tremolada”? E’ mettere in condizioni tutti, ma proprio tutti, di amplificare il benessere dell’individuo – ha spiegato Lucia Zulberti, responsabile tecnico del Nuoto della società di via Enrico da Monza e in questi giorni coordinatore generale dell’organizzazione dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics – Lo sport, in Italia, è considerato un aspetto secondario nella crescita della persona, in realtà è qualcosa di altamente formativo. Il gioco e la relazione permettono di estrinsecare le potenzialità: ciò che interessa a noi è il punto di partenza, che è il potenziale che deve essere amplificato».

zulberti_luciaDa avventura pionieristica a realtà esemplare. Oggi, in Brianza, alla “Silvia Tremolada” si sono aggiunte importanti società – come il Circolo Tennis Monza, la Forti e Liberi e la Polisportiva Besanese – che hanno attivato nel loro piano d’offerta anche un progetto dedicato alle persone disabili, per promuovere e favorire un processo di inclusione sociale. Altre ancora – come la Vis Nova di Giussano e la Casati Arcore – hanno inserito questo progetto tra gli obiettivi della prossima stagione sportiva.

«Ci piacerebbe aprire nuovi settori per permettere ai nostri atleti di praticare più discipline, ma questo significherebbe nuove risorse umane e, quindi, nuovi costi. Ed essendo una Onlus non possiamo permettercelo – ha affermato Zulberti – Ecco il perché delle Special Olympics: perché ospitare a Monza questa manifestazione è una grande emozione, ma è anche un’occasione per lasciare il segno e sensibilizzare le società sportive ad ampliare l’offerta. A Monza abbiamo già trovato un terreno fertile e l’evento non ha fatto altro che amplificare il nostro messaggio. Non vogliamo avere alcun monopolio, il nostro obiettivo è quello di coinvolgere nuovi team».

 

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