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Monza. Pezzano: “non mi dimetto, non sono indagato”

23 Luglio 2010

“Non ho fatto nulla di male, sono fiducioso nella giustizia e non mi dimetto”, così Pietrogino Pezzano, Direttore Generale di Asl3 Monza e Brianza, risponde alle richieste presentate in Regione dall’opposizione che vorrebbero le sue immediate dimissioni, dopo che il suo nome era comparso nelle intercettazioni svolte dagli investigatori nella maxi inchiesta contro la ‘ndangheta che la scorsa settimana ha portato all’arresto di 300 persone in tutta Italia.

Nel faldone della Dda, si legge di alcune conversazioni telefoniche ed incontri che il Direttore avrebbe intrattenuto con due arrestati, Giuseppe Sgrò e Candeloro Pio, imprenditori calabresi, interessati ad un appalto per il condizionamento degli uffici asl “Per quanto attiene all’affidamento di lavori di fornitura ed installazione climatizzatori presso sedi distaccate dell’ASL – dichiara Pezzano –  preciso che si è trattato di affidamento a mezzo licitazione privata, non gestita in alcun modo dalla Direzione Generale, bensì lasciato all’autonoma valutazione delle strutture periferiche e dell’Ufficio Tecnico patrimoniale. Ad ogni modo è tutto regolare ed abbiamo inviato la documentazione in Regione, perché possano controllarla”.

Ma l’appalto non è il solo argomento di cui, secondo gli atti, Pezzano avrebbe discusso al telefono con Sgrò e Polimeno. Tra i tre risulta anche un giro di telefonate per il trasporto di piante dalla Brianza alla Calabria, terra d’origine di tutti e tre gli intercettati “Per quanto concerne i riferimenti personalistici relativi ad un trasporto di piante – prosegue Pezzano – si è trattato di una prestazione richiesta ed ottenuta a titolo puramente privato e del tutto slegata dalla funzione e dal mio ruolo istituzionale”.

Ma in consiglio Provinciale, a Monza non sono dello stesso avviso “Gli amministratori coinvolti nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta si facciano da parte – dichiara il capogruppo in Consiglio provinciale, Gigi Ponti – ritengo doveroso chiedere un passo indietro a chi, pur non essendo indagato, non solo abbia avuto rapporti con esponenti della ‘ndrangheta, ma si sia reso responsabile di condotte inaccettabili”.

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